Consigli alla Destra Italiana

  1. EURO E MONETA
    1. La Destra ha più volte espresso pareri negativi sull’euro e qualcuno ha anche ventilato l’idea di un’uscita dell’Italia dall’euro. Vero che l’istituzione dell’euro sia stata a suo tempo fatta male ed abbia arrecato più danni che vantaggi all’Italia, tuttavia esso esiste ed oggi uscirne avrebbe costi elevati e, in una visione a medio termine, inutili.
    1. Si deve inoltre considerare che, per l’Italia, al momento la sovranità monetaria è un’illusione: essa ha senso in un sistema autarchico oppure in un sistema in cui esportazioni ed importazioni sono in equilibrio e le relative transazioni avvengono imponendo la propria valuta, e questo non è il caso dell’Italia.
    1. Un obiettivo più ambizioso potrebbe essere aprire un dibattito sul futuro della moneta che, a partire dal 15 agosto 1971, non si sa bene cosa sia. Senza una forte azione politica in materia, corriamo il rischio di un futuro distopico, in cui l’economia è integralmente in mano ad istituzioni finanziarie che la governano tramite cripto-valute ed i governi cessano di avere potere (non siamo molto lontani da ciò).
  • DEBITO PUBBLICO
    • Il debito pubblico esiste ed è un problema, ritengo tuttavia che l’indicatore debito / PIL che, di fatto, è il rapporto fra un fondo ed un flusso, non sia il corretto indicatore e che un riferimento più coerente sarebbe quello fra debito totale (pubblico e privato) e ricchezza complessiva oppure fra debito pubblico e ricchezza pubblica (grandezza, peraltro, non facile da definire),
    • Nell’oscillazione fra due teorie monetarie, monetarismo classico e nuova teoria monetaria, che in realtà sono più coerenti fra loro di quanto possa sembrare dalle divulgazioni che ne sono state fatte, è necessario trovare un punto di equilibrio che potrebbe essere nel diverso trattamento degli investimenti e delle spese correnti, a loro volta ben distinte in spese istituzionali e spese sociali.
    • Una politica ambiziosa che, in realtà, non è né di destra né di sinistra, potrebbe puntare su
      • investimenti infrastrutturali e modernizzazione generale del paese (qualcosa, obiettivamente, il governo Draghi sta tentando di fare, il vero problema tuttavia sarà quello di riuscire a spendere i fondi)
      • consolidamento volontario del debito pubblico, ed in particolare del debito verso le banche centrali, tramite allungamento delle scadenze (scadenze secolari, sono già state sperimentate in passato)
      • trasformazione parziale del debito in rendita tramite l’emissione di titoli irredimibili
  • DEMOGRAFIA ED IMMIGRAZIONE
    • Il problema demografico è enorme e di difficile soluzione, da una parte sono necessarie azioni a favore della natalità e della salvaguardia dell’identità italiana, d’altra parte si deve prendere atto che il declino demografico potrebbe avere ormai raggiunto un punto di non ritorno. Vero che in Francia ed in Inghilterra il problema è stato, se non risolto, almeno tamponato ma è anche vero che ci si è mossi molto prima e che in Italia è stato e si sta perdendo troppo tempo.
    • Ammessa pertanto la necessità di una quota di immigrazione, essa deve essere selezionata in base alle effettive necessità ed alle caratteristiche degli immigranti. Facendo fuggire i giovani qualificati ed importando manovali irregolari non si va lontano. Si potrebbe, ad esempio,
      • privilegiare l’immigrazione da paesi a noi simili per cultura e religione,
      • favorire al massimo il rientro degli emigrati italiani e dei loro discendenti,
      • rendersi conto che, per eventuali concessioni di cittadinanza, l’integrazione avviene a partire dalla terza generazione e non dalla seconda  
  • NUOVA ARISTOCRAZIA
    • Sia pur senza usare il termine aristocrazia ma girandoci intorno con perifrasi del tipo “governo dei migliori” e simili, si pone comunque la necessità di una selezione della classe dirigente in base a caratteristiche qualificanti che in qualche modo dovrebbero essere verificabili (M. Veneziani, R. Abravanel ed altri).
    •  Il criterio di elezione popolare, pur avendo i suoi meriti, ha molti limiti: il principale fattore di successo non è la capacità bensì la popolarità. Fra i tanti criteri possibili, forse vale la pena di riprendere in mano ciò che resta dell’eredità politica di Adriano Olivetti, il quale pensava ad una democrazia fondata sugli uomini e non sui partiti, quel tipo di democrazia che esisteva nei governi liberali e che fu spazzata via dal suffragio universale prima e dai mezzi di comunicazione di massa, per entrare in una crisi forse esiziale con l’uso diffuso delle reti sociali virtuali (social networks).
    • Le proposte di Olivetti, per quanto concerne la selezione della classe dirigente, prevedono l’applicazione di un criterio di competenza selettiva, garantita sia da un’adeguata formazione che da un meccanismo che preveda l’accesso ad un organo superiore solo dopo una definita permanenza in un organo inferiore. (Olivetti definisce il sistema da lui stesso ideato come democratico per la libertà di accessione ed aristocratico per la severità della scelta.)
  • POVERTÀ
    • Si deve combattere la povertà e non la ricchezza[1].  Ciò significa anche privilegiare la produzione del reddito rispetto alla distribuzione dello stesso.
    • Non sono le diseguaglianze a generale la povertà, esse sono una conseguenza della ricchezza. Una nazione estremamente povera è necessariamente più egualitaria e non conosce la povertà relativa perché la relativa soglia è inferiore a quella di povertà assoluta.
  • EUROPA[2]
    • Premesso che la Destra ha e deve avere fra i suoi obiettivi la salvaguardia delle identità (di tutte le identità, non solo della nostra), essa deve far comprendere che salvaguardare le identità non significa promuovere il conflitto, perché solo chi conosce la propria identità può confrontarsi con altri ed apprezzare le identità diverse dalla propria, senza per questo adottarle o confonderle con la propria. Nel caso italiano, la Destra dovrebbe promuovere l’identità italiana nell’ambito della civiltà occidentale di matrice cristiana
    • la Destra ha espresso talora posizioni anti-europeiste e tende ora a convergere su una visione dell’Europa come una realtà confederale che ricorda in gran parte l’Europa delle Patrie del Generale de Gaulle. Vale la pena di ricordare che il Generale parlava di un’Europa “dall’Atlantico agli Urali”: nel quadro di una visione geopolitica dei prossimi decenni, sarà necessario comprendere la posizione della Russia che, pur non identificandosi con la civiltà occidentale, dovrebbe comunque essere ad essa vicina[3]
    • Anche se pochi saranno d’accordo, l’Europa deve la sua esistenza principalmente alle civiltà che l’hanno preceduta: essa è un’evoluzione sia della civiltà dell’impero romano che della civiltà cristiana del così detto Medio Evo, questo fatto dovrebbe essere apprezzato e riconosciuto. In particolare, l’Europa dovrebbe riconoscere le proprie radici cristiane, cosa che finora ha rifiutato di fare
    • Forse si dovrebbe superare il dibattito fra federazione e confederazione e proporre un nuovo modello di Europa, forte all’esterno e dotata di forti autonomie all’interno.
    •  Nei confronti dei paesi terzi, l’Unione Europea dovrebbe essere percepita come un’entità statale quasi unitaria e non come una congerie di stati ognuno dei quali segue la propria politica: in particolare nei rapporti esteri, l’Unione Europea per essere credibile dovrebbe avere una politica condivisa già nel breve termine e, nel medio termine, unificata. Con ciò intendo
      • una sola struttura diplomatica, ambasciate europee e non più delle singole nazioni componenti,
      • un’unica struttura di governo dei rapporti esteri e livello politico e coordinamento dei rapporti commerciali,
      • un unico seggio con diritto di veto presso il Consiglio di Sicurezza delle NU
      • Forse Armate moderne, preparate ed adeguate che, quando sarà il momento, saranno in grado di difendere l’identità europea[4]
    • All’interno, l’Unione Europea dovrebbe rispettare l’identità dei singoli stati e delle regioni, province, nazionalità ed altri corpi intermedi.
      • Mantenimento e preservazione delle lingue locali e nazionali, che sono comunque una ricchezza, a medio termine definizione ed istituzione di una lingua ausiliaria per tutti gli stati che non deve comunque avere lo scopo di sostituire le molteplici lingue madri[5].
      • I cittadini europei dovrebbero pertanto condividere più identità: un’identità europea, la loro identità nazionale anch’essa articolata su più livelli che potremmo per il momento definire nazionale e regionale e l’identità locale con un preciso criterio di prevalenza dell’identità europea all’esterno e dell’identità nazionale e locale all’interno.
      • Dal punto di vista economico, l’Unione Europea dovrebbe avere una politica coordinata ma non necessariamente uniforme; essa dovrebbe inoltre risolvere il problema della moneta.
    • Con l’uscita del Regno Unito, i sistemi giuridici di tutti gli stati principali sono di più facile armonizzazione in quanto tutti appartenenti alla famiglia romano-germanica. L’Unione Europea dovrebbe limitarsi ad emettere direttive di carattere generale lasciando i singoli stati liberi di legiferare in base alle esigenze locali.
  • TRANSIZIONE ENERGETICA:
    • Non è questa la sede per discutere circa le cause del cambiamento climatico, al quale è necessario prepararsi. Esso è un fenomeno, in parte di natura antropica, che non potrà essere evitato, indipendentemente da qualsiasi personale convinzione in materia.
    • Le energie rinnovabili sono comunque uno sviluppo conveniente anche per motivi economici e, in particolare nel caso italiano, per ottenere una maggiore autonomia da fonti di approvvigionamento estere,
    • tuttavia, si dovrebbe avere il coraggio di prendere atto che gli obiettivi di decarbonizzazione che politici, non solo italiani, in cerca di facile consenso hanno posto per il 2050 non sono realizzabili se non con una forte ripresa dell’uso della produzione di energia da fonte nucleare per la quale, senza attendere la fusione, esistono già oggi tecnologie innovative e di elevata sicurezza.        

Gianluca di Castri, 04/07/2021[6]


[1] Povertà e reddito minimo garantito – Gianluca di Castri (IdeaConsult)

[2] La mia idea di Europa – Gianluca di Castri (IdeaConsult)

[3] Rileggendo Huntington – Gianluca di Castri (IdeaConsult)

[4]D’altra parte, è prematuro pensare alla creazione di Forze Armate Europee, anche perché dal punto di vista operativo esiste già la NATO. L’impiego delle Forze Armate dei singoli stati in operazioni al di fuori dell’Unione dovrebbe essere concordata preventivamente in base agli stessi criteri con i quali sarà condivisa la politica estera. Si potrebbe iniziare a pensare ad uno Stato Maggiore Europeo.

[5] Questo è un grosso problema: per evidenti motivi non può essere una qualsiasi lingua dell’Unione, le lingue artificiali (conlangs) si sono rivelate tutte di difficile applicazione, la soluzione più economica e forse l’unica possibile nel breve e medio  termine è l’adozione dell’inglese, anche se ciò inevitabilmente crea una certa sudditanza, almeno psicologica, nei confronti di paesi estranei all’Unione. Nel lungo termine si deve escogitare una soluzione che abbia senso, e non è cosa facile: la mia personale idea è quella di una rinascita del latino, idea utopica sulla quale non mi soffermo oltre.

[6] Gianluca di Castri (Italiano) – Gianluca di Castri (IdeaConsult)

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