Cittadinanza e terza generazione

La Confederazione Elvetica, dopo un referendum, ha approvato la concessione della cittadinanza ai residenti di terza generazione, definiti come “nipoti di immigrati sotto i 25 anni”.

A pensarci bene, potrebbe trattarsi di un ragionevole compromesso fra una situazione di estrema chiusura, in cui vale solo lo “jus sanguinis”, all’estrema apertura dello “jus soli”: in fondo le tre generazioni ricorrono più volte, nella storia, come lasso di tempo necessario per la trasformazione dell’identità familiare.

Ad esempio, nel Regno di Napoli,  il Reale Dispaccio del 25 gennaio 1756  regolò la Nobiltà in tre gradi e distinse la Nobiltà generosa, la Nobiltà di privilegio e la Nobiltà legale (o civile): per quest’ultima era necessaria il riconoscimento di aver vissuto “civilmente, con decoro e comodità….e reputati uomini onorati e dabbene”  per tre generazioni, cioè per poco meno di un secolo.

Qualcosa di simile, non ricordo la fonte, era stato detto molti secoli or sono per le conversioni forzate all’Islam: il convertito a forza sarà un musulmano finto, i suoi figli saranno musulmani tiepidi ma i suoi nipoti saranno musulmani ferventi.

Nel caso dell’immigrazione,

  • la prima generazione è costituita dagli immigrati veri e propri, che conservano di fatto la loro identità d’origine e la loro lingua madre;
  • la seconda generazione è costituita da coloro che sono nati nel paese di adozione o per lo meno vi sono giunti in età infantile e vi hanno frequentato la scuola, essi hanno un’identità mista avendo assunto molte caratteristiche della nuova identità ma, essendo stati educati da genitori che avevano conservato la loro identità originaria, ne hanno conservata una parte;
  • la terza generazione è totalmente assimilata.

La regola non ha validità generale: esistono identità forti ed identità deboli: ciò dipende da diversi fattori, l’origine culturale e sociale, la differenza fra cultura originaria e cultura d’adozione, la religione, la lingua.

Negli Stati Uniti pure sono giunte, fra il XIX ed il XX secolo, forti correnti migratorie, che peraltro erano state chiamate e non erano spontanee: la forte identità degli americani dell’epoca e la relativa gradualità del fenomeno ha fatto sì che fossero gli immigrati ad essere assimilati come “americani”, pur conservando alcune caratteristiche della loro identità originaria che spesso conservano tuttora. Gli italo-americani sono stati accettati a pieno titolo solo quando, nella seconda guerra mondiale, hanno dimostrato di essere più “americani” che “italiani” venendo a combattere contro gli italiani. Purtroppo, a causa della smarrita identità europea e della crisi demografica, il fenomeno potrebbe evolversi in maniera completamente diversa.

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