L’epitaffio di Simonide

Voglio proporre una lettura diversa, invece della solita traduzione letterale, dell’epitaffio di Simonide per i caduti delle Termopili. Lo scopo non è quello di fare una nuova traduzione, ve ne sono molte e tutte valide: ciò che voglio fare è rendere ciò che Simonide voleva dire ai Greci del suo tempo nei termini corrispondenti e comprensibili per l’uomo d’oggi, anche se per ottenere ciò si deve rinunciare alla lettera del testo.

Il testo che propongo è il seguente.

Straniero, vai a Sparta, riferisci: noi siamo qui, agli ordini, presenti.

Vediamo come ci sono arrivato.

Il testo dell’epitaffio è noto, esso si può trovare su Wikipedia alla voce https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_delle_Termopili

ed in molti altri posti, l’episodio è anche noto, è uno dei tanti episodi della storia in cui, in guerra, un manipolo di uomini, o talora un’unità di maggiore dimensione, si lascia massacrare sul posto, per difendere una postazione e permettere al grosso dell’esercito di ritirarsi, riorganizzarsi o schierarsi in un’altra postazione, a seconda dei casi. Qualche esempio italiano del XX secolo: Pozzuolo del Friuli, el Alamein, Culquaber, e molti altri.

Ma torniamo alle Termopili. Dell’epitaffio esistono due versioni, una di Erodoto

« Ὦ ξεῖν᾿, ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε κείμεθα, τοῖς κείνων ῥήμασι πειθόμενοι »

Ed una tramandata da Strabone ed altri

« Ὦ ξεῖν’, ἀπάγγειλον Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε κείμεθα τοῖς κείνων πειθόμενοι νομίμοις »

La differenza è nella parola ῥήμασι sostituita da νομίμοις.

A tale proposito credo si debba sottolineare che i  soldati in guerra, più che obbedire direttamente alle leggi, di fatto obbediscono ad ordini, che peraltro devono o comunque dovrebbero essere conformi alle leggi: mi sembra più convincente la versione di Erodoto.

La parola  ρημα in greco ha molti significati fra cui parola, sentenza, precetto, la si può interpretare come “ordine”, il verbo ειρω (arcaico  Ϝεριω) cui essa è legata significa esplicitamente “ordinare” mentre la parola νομιμον ha più che altro il significato di consuetudine o legge.

Bella la traduzione di Cicerone, che tuttavia traduce Strabone e non Erodoto

Dic, hospes, Spartae nos the hic vidisse iacentis

Dum sanctis Patriae legibus obsequimur

La cui lettura metrica è (almeno credo)

Dic, hospés, Spartái, nos te hic vidisse iacéntes / Dum sanctís patriái legibus obsequimúr

Le traduzioni italiane che ho visto in giro, pur letteralmente corrette, non rendono l’idea di ciò che Simonide voleva dire ai greci del suo tempo. La chiave di lettura è nella parola  πειθόμενοι participio presente medio del verbo πειτω, medio πειτομαι che nella diatesi media ha il significato di obbedire.

Si tratta di un participio presente, forma che in greco antico conserva un prevalente valore verbale (a differenza dell’italiano odierno, il cui il participio presente è più che altro un aggettivo) ed in questo caso ha il valore di presente continuo.

Cicerone traduce il presente continuo con dum obsequimur, il verbo è obsequor: conformarsi, obbedire, rendere omaggio.

L’uso del presente, scritto allora ma letto adesso, dovrebbe dare la sensazione che i morti delle Termopili, presenti allora, lo sono sempre stati e lo sono ancora oggi, in definitiva la stessa sensazione che si prova guardando i gradoni del Sacrario di Redipuglia: PRESENTE, PRESENTE, PRESENTE, PRESENTE…….

Pertanto, con una traduzione libera e forse un po’ militaresca, essi sono “agli ordini!” e “presenti!”. Il primo verso poi deve essere adattato al tono che abbiamo dato al secondo:

Straniero, vai a Sparta, riferisci: noi siamo qui, agli ordini, presenti.

Retorica? Forse. Anche se forse ormai pochi lo sanno, “retorica” non è una parolaccia e forse, se avesse conservato i propri ideali, ancorché conditi con un po’ di retorica, la civiltà europea occidentale farebbe una fine migliore, ma questo è un altro discorso. L’episodio delle Termopili è stato oggetto, negli ultimi anni, di una produzione cinematografica di cui il pubblico ricorda solo la muscolatura ipertrofica degli attori, non so se si trattasse di attori tradizionali, quelli in carne ed ossa per capirci, o di immagini create al calcolatore.

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