Prezzolini: il manifesto dei conservatori

Il manifesto dei conservatori è un’opera di Giuseppe Prezzolini, pubblicata nel 1972, e che definisce in maniera ch condivido ed in cui in buona parte mi identifico, cosa si debba intendere per conservatore. Il conservatorismo non deve essere identificato né col tradizionalismo né col misoneismo, ed inizio con alcune definizioni da me rielaborate:

  • per cattolico (in politica) intendo chi vuole uno Stato che promuova un sistema legislativo, se non conforme, almeno non in contrasto con il diritto naturale e con la dottrina sociale della Chiesa;
  • per conservatore intendo chi crede che esistano valori permanenti, che devono essere mantenuti, e valori contingenti, legati al particolare momento storico ed inoltre che prima di eliminare o cancellare bisogna tentare di migliorare e fare funzionare o, se ciò non è possibile, procedere ad un cambiamento graduale e che non sia un cambiamento dal meglio al peggio limitandosi a modificare i punri critici o desueti e mantenendo l’assetto globale; in definitiva, conservatore è colui che crede che, prima di accettare una novità, si debba essere ragionevolmente sicuri che essa sia un miglioramento rispetto all’esistente;
  • per tradizionalista intendo chi tende ad analizzare criticamente le modifiche, ancorchè già introdotte, privilegiando, se possibile, il ritorno alla situazione precedente (in altre parole, un conservatore con un maggior rispetto del passato, mentre
  • per misoneista intendo chi rifiuta acriticamente qualsiasi cambiamento; per conservatori e tradizionalisti da una parte e misoneisti dall’altra vale la frase di Gustav Mahler “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri.”
  • per destra, lasciando perdere in questa sede le differenze di carattere antropologico, intendo il riferimento ai valori di autorità, ordine, giustizia; gerarchia, competenza; produzione del reddito; equilibrio fra diritti e doveri (mente la sinistra fa riferimento a eguaglianza, distribuzione del reddito, parità di diritti e doveri per tutti).

Ciò premesso, torniamo al libro di Prezzolini. Egli definisce il pensiero conservatore in cinquantatré principi, che possiamo considerare validi ancora oggi, fatti salvi alcuni adeguamenti dovuti più alla necessità di aggiornare il linguaggio che a quella di aggionare il concetto.

Un testo più recente sulla definizione del conservatorismo è il manifesto di Scruton, scritto nel 2007, che tuttavia sembra essere troppo legato al caso americano che è in parte differente da quello italiano o comunque europeo.

NOTA

La differenza fra conservatore e tradizionalista, intendendo i termini come categorie politiche, è molto sottile e le due categorie tendono a confondersi. Riporto qui di seguito una bella definizione che ho trovato qui https://lanuovabq.it/it/reazionario-conservatore-tradizionalista-non-basta-il-passato

Che differenza c’è tra reazionario, conservatore e tradizionalista? 

  • Le parole di Guareschi chiariscono in modo esemplare il significato di reazione: è la risposta a una azione. Il progresso (diremo: la modernità) fa schifo? E io la rifiuto, voglio tonare al passato. Non perché il passato fosse perfetto ma, appunto, per reazione al presente. Posizione comprensibile ma, appunto, non significa che il passato fosse perfetto; è che il presente fa ancora più schifo. La reazione è un meccanismo psicologico e politico interessante e, forse, merita un successivo approfondimento.
  • Il conservatore – etimologicamente – è colui che «conserva». Potremmo dire che il conservatore è un rivoluzionario al quale va bene il punto al quale la Rivoluzione è giunta oggi e non desidera che il processo prosegua. È chi, in poche parole, si getta dal quinto piano ma desidera fermarsi al secondo e non schiantarsi al suolo come, invece, è logico che avvenga. Il conservatore è, in genere, un liberista (quindi un rivoluzionario) moderato e, tra i suoi modelli, ci sono i tories anglosassoni; i quali, appunto, erano sì conservatori, ma solo perché i whigs erano più radicali di loro. Il conservatore è colui che Plinio Corrêa de Oliveira chiamava «rivoluzionario a marcia lenta» perché finiva, prima o poi, per giungere sulle posizioni del rivoluzionari più estremisti, «a marcia veloce».
  • Il tradizionalista è colui che desidera trasmettere ciò che ha ricevuto, ossia chi desidera che il passato non muoia ma resti vivo nelle nuove generazioni. Il punto è quello che riguarda anche il reazionario: è sufficiente che una cosa venga dal passato per essere buona? Ovviamente no, come non necessariamente una cosa nuova è migliore di una vecchia. Ci aiuta a capire questo punto un brano del Vangelo (Mc 7, 1-13).

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