Autoritarismo e totalitarismo

Hannah Arendt (1906-75) è stata la prima a distinguere il totalitarismo del XX secolo dai regimi autoritari precedenti. Il totalitarismo è una conseguenza della rottura del sistema classista e dell’atomizzazione della società di massa, ha per strumenti l’ideologia e il terrore, espressi tramite un partito unico o organizzazione equivalente.

Il totalitarismo, a differenza dell’autoritarismo, pretende di decidere cosa le persone debbano pensare (o per lo meno cosa possano dire, visto che il pensiero non è ancora controllabile) e vuole “insegnare” loro come debbano vivere, giustificando ciò con la discutibile pretesa di creare l’uomo nuovo.

Esempi nel XX secolo sono

  • il nazionalsocialismo tedesco ed i regimi comunisti, decisamente totalitari,
  • il fascismo italiano, che pur avendo ambizioni totalitarie non riuscì a metterle in atto per i molteplici vincoli cui era soggetto (presenza della Santa Sede, Monarchia, Forze Armate legate alla Monarchia, etc.)

Restano invece nell’ambito dei regimi autoritari la dittatura di Franco in Spagna e lo “Estado Novo” portoghese,

Più recentemente si sta verificando una forma di totalitarismo non autoritario, anzi democratico almeno in apparenza, che trova la sua espressione in strutture di controllo non ben formalizzate e talvolta in algoritmi la cui funzione è assicurare che qualsiasi manifestazione del pensiero avvenga nei limiti della correttezza politica (politically correct). A ciò corrisponde il passaggio dall’atomizzazione alla liquefazione della società.

Gli strumenti, almeno per il momento, si limitano all’emarginazione ed alla ridicolizzazione dei “devianti”.

2 commenti

  1. Un totalitarismo caratterizzato da ostracismo ed emarginazione del deviante non è forse in una sua fase iniziale ed “imperfetta”? La risposta è affermativa se pensiamo che il totalitarismo perfetto,, oltre che al controllo delle menti (robotizzazione dell’umano), punti non al contenimento del dissenso, ma alla sua eliminazione. Il totalitarismo perfetto non implica necessariamente la rimozione del libero arbitrio?

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    1. Il totalitarismo imperfetto o, come io l’ho definito, “non autoritario” usa le armi dell’emarginazione e della ridicolizzazione perché, al momento, dispone solo di quelle. Il rischio più grande è che non si tratta di un totalitarismo gerarchico bensì da un totalitarismo imposto da masse minoritarie ma urlanti, i cui precedenti si possono ritrovare in alcuni movimenti puritani, nel totalitarismo giacobino o nella rivoluzione culturale cinese, con il fattore aggravante della disponibilità di mezzi di comunicazione in passato inesistenti. Qualora costoro giungessero a detenere il potere, ci aspettano con ogni probabilità grandi stragi dei “dissidenti” come già se ne sono viste in passato.

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