Cacciari: dilagante l’ateismo che al termine Dio non fa corrispondere nulla

Pur non condividendo sempre le idee del prof. Cacciari, ho deciso di riproporre alcuni testi da lui originati negli anni scorsi.

“Il monoteismo puro pone Dio come il non ente mentre oggi l’ateo afferma che al termine Dio non corrisponde nulla”. E questa è la “vera novità” nella storia dell’ateismo. Lo ha affermato il filosofo e Sindaco di Venezia Massimo Cacciari, intervenendo alla terza sessione dell’evento internazionale “Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto” promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei.

Nel suo intervento Cacciari ha affrontato il problema del monoteismo sottolineando che esso “è connesso a quello dell’ateismo”. “Se si vuole purificare Dio da qualsiasi attributo, alla fine Dio diventa nulla”, ha spiegato. Allo stesso modo, ha aggiunto, “la posizione che enfatizza l’esodo di Dio, cioè il suo rivelarsi Altro rispetto all’essere degli enti, ha in sé la posizione che risolve Dio nelle nostre coscienze”. Per Cacciari, cioè, “il monoteismo porta con sé la dimensione ateistica”. Tuttavia, ha osservato il filosofo, “questo ateismo pratico non ha nulla a che vedere con le grandi posizioni ateistiche immanenti nei monoteismi”.

“L’ateismo dilagante – ha detto Cacciari – è quello pratico per il quale Dio non corrisponde a nulla. Questo significa che oltre l’esserci nel mondo non vi è nulla e che l’essere nel mondo è tutto”. In quest’ottica, ha continuato, “non vi è possibilità di dare senso alla possibilità di essere altro dal mondo”.

Secondo il Sindaco di Venezia, di fronte a questo tipo di ateismo occorre “che fede e ragione non siano negligenti”. “La grande battaglia dei monoteismi  – ha concluso – è proprio nei confronti dell’ateismo pratico oggi dilagante”.

http://www.progettoculturale.it/questionedio/dio_oggi/archivio_notizie/00009105_Cacciari__dilagante_l_ateismo_che_al_termine_Dio_non_fa_corrispondere_nulla.html

2 commenti

  1. Benedetto XVI nel Discorso di Ratisbona (che tanto fece scalpore!) ha tracciato dove conduce la de-ellenizzazione (in atto) del pensiero cristiano. Quel discorso si conclude così:
    «Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione, non il rifiuto della sua grandezza – è questo il programma con cui una teologia impegnata nella riflessione sulla fede biblica, entra nella disputa del tempo presente. “Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio”, ha detto Manuele II, partendo dalla sua immagine cristiana di Dio, all’interlocutore persiano. È a questo grande logos, a questa vastità della ragione, che invitiamo nel dialogo delle culture i nostri interlocutori. Ritrovarla noi stessi sempre di nuovo, è il grande compito dell’università.» Vedi https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html

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