Florio – i leoni di Sicilia

Stefania Auci: I leoni di Sicilia (Editrice Nord, 2019- l’Inverno dei Leoni (Editrice Nord, 2021)

I due romanzi storici di Stefania Auci raccontano la storia della famiglia Florio, a partire dall’inizio del XIX secolo fino al 1950 (il libro si conclude con il funerale di donna Franca).

La prima generazione è costituita dai fratelli Paolo (1772-1807) ed Ignazio (1776-1828), che da Bagnara Calabra si trasferiscono in Palermo ed iniziano un’attività commerciale aprendo un negozio di spezie in via dei Materassai. Dopo la morte prematura di Paolo il fratello, Ignazio, prende in mano l’azienda di cui espande l’attività acquisendo alcune tonnare.

Dopo di lui il figlio di Paolo, Vincenzo (1799-1868), oltre alle tonnare, espande l’attività in campo vinicolo fondando l’azienda Florio, tuttora esistente, in campo minerario (Anglo-Sicilian Sulphur Company) e fondando inoltre la società di navigazione (Società dei Battelli a Vapore, 1840).

Gli succede il figlio Ignazio senior (1838-1891) con cui i Florio divengono forse la famiglia più ricca d’Italia e la Florio la prima compagnia di navigazione italiana. Egli introduce l’innovazione della salatura e dell’inscatolamento del tonno.

Ignazio Junior, figlio del senior (1878-1957) tenta un’ulteriore espansione dell’azienda familiare che però non ha successo, ne segue una progressiva decadenza che porta alla fine avvenuta progressivamente e terminata, dopo la prima guerra mondiale, con la vendita all’asta di gran parte dei beni familiari. Con lui, tuttavia, i Florio avevano raggiunto il massimo del loro splendore, principalmente per merito della di lui moglie donna Franca (vedere il di lei ritratto fatto da Boldrini), riconosciuti da tutti come la prima famiglia della Sicilia.

Si deve dire, a loro merito, che Casa Florio non fallì e che tutti i debiti furono onorati.

Il libro ci racconta una storia di una famiglia che oggi definiremmo rampante, che giunge alla vetta nell’arco di tre generazioni e decade con la quarta, ci descrive il carattere dei personaggi nonché le molte disgrazie familiari, che causarono l’estinzione della famiglia, di cui non esistono discendenti che portino il loro cognome.

Il tutto inquadrato nell’ambiente di una Palermo, già capitale del regno di Sicilia, che aspira ad essere una grande città di livello europeo e, grazie ai Florio, quasi ci riesce.

L’autrice identifica le cause della decadenza di Casa Florio nella politica del regno d’Italia (ed in particolare di Giolitti) favorevole alle imprese del Nord nonché alla decisione di Ignazio Junior di onorare i debiti del Credito Mobiliare, banca che aveva la sede nello stesso palazzo della banca di proprietà della famiglia Florio ma non aveva alcun legame con essa. Minore importanza viene data alle spese causate dall’elevato tenore di vita della famiglia ed agli errori di gestione di Ignazio Jr.

Ben tratteggiata anche la figura di Vincenzo Florio (1883-1959), fratello di Ignazio Jr, oggi ricordato prevalentemente come fondatore della Targa Florio.

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