Dittatore

Il termine “dittatore” è spesso usato per identificare un modi di governare e non una carica istituzionale e lo stesso vale per il concetto di “leader democratico”. Molti fra i così detti dittatori sono giunti al potere in seguito a regolari elezioni. Mi limito ad un esempio relativo ad un paese che conosco bene, la Libia. Mu’ammar Qaddafi giunse al potere con un colpo di stato, nei suoi oltre 40 anni di potere, esercitato con metodi dittatoriali, ha eliminato l’analfabetismo in Libia ed ha tentato una politica di emancipazione della donna, ha iniziato la trasformazione dell’economia del paese da una struttura tribale verso una forma di socialismo nazionale ottenendo risultati spesso in contrasto fra loro, ha eliminato qualche migliaio di oppositori, ha creato in Libia una coscienza nazionale che non esisteva (anche se resta ancora un paese con una forte struttura tribale). In definitiva si può definire un “dittatore” che, obiettivamente, ha ottenuto risultati sia  positivi che negativi. Io ritengo che il vero limite di un potere concentrato in una sola persona sia nel fatto che, passato un certo numero di anni, nessuno più esprima un parere discordante dal loro (sia per paura che per convenienza): ne segue una perdita del senso critico o, se preferite, una sorta di delirio di onnipotenza. Il giullare dei sovrani medievali aveva appunto questa funzione, era l’unico che potesse dir loro impunemente, sotto la maschera di un’apparente comicità. “ti rendi conto di cosa stai facendo?”

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