L’ultimo castello

La raccolta dei premi Hugo dal 1955 al 1975, con il titolo THE HUGO WINNERS (I premi Hugo 1955-75), in lingua inglese, fu curata da Isaac Asimov e successivamente pubblicata in lingua italiana,  nel 1978 dall’Editrice Nord e poi, nel 1980, da Euroclub.

L’ultimo castello (the last castle) di Jack Vance (John Holbrook Vance (San Francisco28 agosto 1916 – Oakland26 maggio 2013) – da <https://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Vance> ), premio Hugo 1967, vinse nella categoria “romanzi brevi”, di fatto nel libro occupa poco più di 50 pagine.

La storia è ambientata sulla Terra, in un futuro indeterminato, in cui l’umanità vive in castelli, in ambienti lussuosi e raffinati: essa è costituita da persone colte in uno o più campi della conoscenza, ma privi di qualsivoglia capacità pratica, per le quali sono assistiti da specie non terrestri poste di fatto in condizione di schiavitù. La più importante, i Mek, sono una specie di forma umanoide, con una coscienza collettiva e non individuale, cui sono affidate le funzioni elettro-meccaniche e manutentive, sono cioè coloro che tengono in funzione il sistema; le altre specie sono i Contadini, sorta di sub-umani utilizzati nelle stalle ed in agricoltura, gli Uccelli, usati come mezzi di trasporto, e le Phane, una sorta di donne-insetto con funzione esclusivamente decorativa.

Interessante la presenza degli Espiazionisti, comunità umane che già da prima si erano allontanate dai castelli per espiare le conseguenze “di un processo in cui i Mek costituivano i simboli ed il peccato umano la realtà”, interessanti i dilemmi etici che si pongono nei dialoghi fra Xanthen, abitante del castello, e l’espiazionista Philidor ed in particolare quello relativo alla sopravvivenza: può una nazione costituita da un milione di persone uccidere un uomo che potrebbe infettarli tutti con un morbo fatale? Può un uomo che vive in una capanna isolata uccidere gli uomini che lo attaccano? E se lui fosse il portatore del morbo fatale e coloro che lo attaccano sono gli stessi che vogliono difendersi dal contagio?   

Il romanzo narra la ribellione dei Mek, e di fatto non fa’ altro che trasporre nel futuro la meccanica delle ribellioni servili e delle jacqueries di secoli passati. Esso inizia quando i Mek hanno ormai conquistato tutti i castelli meno uno, superando le alte mura di roccia fusa armata per mezzo di rampe di terra appositamente costruite, come fecero i Romani a Masada, e poi massacrando tutti gli uomini presenti: resta solo Castel Hagedorn i cui abitanti riescono, grazie all’azione di comando di Xanthen, ad organizzare la difesa, abbandonando il castello ed unendosi agli Espiazionisti e lasciandi che i Mek si impadroniscano del castello e vi si fortifichino, per poi distruggere, con l’aiuto degli Uccelli, le celle solari che forniscono energia e cibo ai Mek stessi e prenderli così per fame; i superstiti vengono rinviati al loro pianeta d’origine mentre l’umanità si impossessa di nuovo della Terra, ove però dovrà lavorare per vivere, Castel Hagedorn diviene un museo.

In fondo, la storia è semplice e, per alcuni aspetti, potrebbe essere definita banale, racconta storie già avvenute più volte in passato. Gli stessi dilemmi etici si possono rintracciare, sotto forma diversa, negli studi di teologia morale del XVII secolo.

Invece più originale ed interessante è la struttura sociale dei castelli, in particolare di Castel Hagedorn, ed il sistema antroponimico che ne deriva, che di fatto riproduce quello degli antichi Romani, con una variante che denota la cultura di origine britannica dell’autore.

  • Ogni gentiluomo o dama porta tre nomi, che identificano il primo il clan, il secondo il casato, mentre il terzo è il nome personale, si tratta del sistema dei tria nomina con inversione dell’ordine; esempio Aure Zadhause Ludwick abbreviato in A. Z. Ludwick.
  • L’anziano del casato, eletto dai capi delle famiglie (non meglio definite) porta il solo nome del casato; qui si rivela la cultura d’origine dell’autore, per cui al crescere d’importanza della persona il nome tende a semplificarsi e non a diventare più complesso ed articolato come era uso fra i Romani e, di riflesso, è rimasto in uso nelle culture neolatine e mediterranee. 
  • Il capo del clan, eletto dagli anziani dei casati, porta il nome del clan: Xanthen, Beaudry, Overwhele, Aure, Isseth.
  • Il primo gentiluomo del castello, eletto a vita, è semplicemente Hagedorn. Egli tuttavia ha poteri limitati, le decisioni di fatto vengono prese dal consiglio dei capi clan, che delibera esclusivamente all’unanimità.

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