Piketty – Disuguaglianze . Università Bocconi Editore, 2014

Il conflitto fra destra e sinistra dimostra che i disaccordi sul modo di intervento non sono necessariamente dovuti ad un diverso concetto di giustizia sociale, ma piuttosto a diversa analisi dei meccanismi che causano le disuguaglianze, e cioè se essi siano dovute a fattori che gli individui possono o meno controllare.

Secondo il principio detto MAXIMIN (Kolm 1971, Rawls 1972) la società giusta deve massimizzare le condizioni di vita e le opportunità minime offerte dal sistema (pag. 4); ciò premesso, si può lasciare che il mercato operi liberamente ed operare una redistribuzione tramite il sistema fiscale (destra), oppure modificare il modo in cui le forze di mercato producono le disuguaglianze (sinistra) 

In Francia (anno 2000 -pag. 10) 2/3 del reddito complessivo delle famiglie era percepito come reddito di lavoro (dipendente 58.8%, autonomo 5.8%), il 30% redditi sociali ed il 5% rappresentava i redditi patrimoniali delle famiglie; si tratta di un dato comune a tutte le società sviluppate, i redditi da lavoro sono almeno 6 o 7 volte i redditi da capitale, tuttavia l’importanza dei redditi da capitale è sottovalutata (reddito di impresa non distribuito)

Redistribuzione dei redditi da lavoro (pag. 42):

  • diretta: il contributo delle imprese dipende dal numero di dipendenti, altera il sistema allocativo del mercato e può avere conseguenze negative sull’occupazione
  • fiscale: il contributo delle imprese dipende dal profitto, il sistema allocativo del mercato non è alterato 

L’interesse dei lavoratori è che non vi sia riduzione dei redditi da capitale, qualsiasi redistribuzione riduce sia il capitale disponibile che la produttività del lavoro, una concezione pragmatica della giustizia sociale porterebbe a dedurre che ogni tentativo di redistribuzione si ritorce contro i meno abbienti; tuttavia ciò non è del tutto confermato empiricamente.

Accettare il ruolo allocativo del sistema dei prezzi e pertanto la redistribuzione fiscale in luogo della redistribuzione diretta significa ammettere che solo l’egoismo individuale consente ad un sistema economico complesso di allocare correttamente le risorse (pag. 51)

Nel lungo periodo (pag. 54) la quota dei salari varia dal 60% al 71% e non si individua alcun trend, l’ipotesi di ripartizione dei redditi 1/3 capitale 2/3 lavoro ha senso:

  • l’aumento del potere d’acquisto dei salari non è stata una conseguenza delle lotte sociali
  • I contributi sociali (pag. 60), a parte gli artifici contabili, sono pagati dal redditi di lavoro, essi sono di fatto aumentati lasciando invariata la quota dei redditi da capitale
  •  un sistema di protezione sociale finanziato dall’imposta sul reddito è l’unico metodo per garantire una redistribuzione a favore dei redditi da lavoro (caso della Danimarca, pag. 63).
  •  la regolarità della quota dei profitti, valida nel lungo periodo (tempo storico), non è sempre valida nel breve termine (tempo politico); la concezione di destra per cui solo la crescita e non la redistribuzione consente un aumento del tenore di vita (pag. 67) è valida nel tempo storico, ma è priva di senso nel tempio politico cui gli individui sono sensibili       
  • USA ed UK (pag. 70) sono gli unici paesi in cui negli anni 80-90 la quota dei profitti non è aumentata mentre è aumentata la diseguaglianza dei salari, di fatto sono gli unici due paesi ad aver aumentato il monte salari creando occupazione

Ipotesi di credito perfetto (pag. 74): se si investisse capitale ogni volta che esiste un investimento redditizio la diseguaglianza iniziale non avrebbe peso o avrebbe peso ridotto. Di fatto è comunque più facile affidarsi ai meccanismi di mercato per e distribuire le diseguaglianze nella dotazione di capitale, il credito amministrato è fallito ovunque. La redistribuzione del capitale in presenza di razionamento del credito può avvenire solo con un’imposta generale sul patrimonio, che tuttavia avrebbe effetto negativo sull’accumulazione (da raffrontare con l’effetto positivo sul finanziamento degli investimenti)

  • per i sostenitori del credito perfetto l’ineguale distribuzione del capitale non pone alcun problema di efficienza
  •  per i critici radicali del capitalismo, all’estremo opposto, solo l’abolizione della proprietà privata può risolvere il problema (pag. 85)

La diseguaglianza dei redditi da lavoro (pag. 88) deriva dalla diversa produttività individuale (capitale umano), l’eventuale redistribuzione deve tener conto sia della redistribuzione fra redditi bassi ed alti sia di eventuali interventi    nel processo di formazione del capitale umano

 la nozione di capitale umano include le qualifiche, le competenze, l’esperienza ed altre caratteristiche individuali

Nel lungo periodo la crescita del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti può essere solo giustificata da aumenti di produttività individuale:

  •  nel breve periodo non è possibile agire sulla diseguaglianza del capitale umano e si può solo attuare una redistribuzione del reddito; la redistribuzione fiscale permette di separare il prezzo del lavorio pagato dalle imprese da quanto ricevuto dal lavoratore; lo stesso vale per gli assegni familiari (pag. 99)
  •  diseguaglianza strutturale del capitale umano: la teoria degli investimenti dice che vi è un’elasticità nell’offerta di capitale umano analoga all’elasticità nell’offerta di capitale (pag. 104), ne deriva che solo il mercato può produrre un’allocazione efficiente delle risorse (in senso paretiano, impossibilità di riorganizzare l’allocazione in modo che tutti ci guadagnino); mancano prove empiriche, tuttavia è illusorio pensare di diminuire la diseguaglianza delle opportunità con investimenti pubblici per la formazione di giovani in ambienti svantaggiati o con ambiziose politiche educative, l’influenza delle origini sociali sulla riuscita professionale va ben al di là del problema dell’accesso al credito e dell’istruzione
  • I minimi salariali ed in generale l’azione dei sindacati portano le imprese ad utilizzare più capitale e meno lavoro (pag. 117), tuttavia le fasce salariali permettono al lavoratore che abbia investito nel proprio capitale umano di non esserne espropriato, motivando i lavoratori potenziali ad acquisire competenze. 
  • redistribuzione pura (fiscale), consente di mantenere il meccanismo allocativo del mercato, una redistribuzione giusta, secondo il criterio MAXIMIN, è quella per cui ogni redistribuzione supplementare andrebbe contro l’interesse dei più svantaggiati

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