Il debito pubblico nel 2020

L’articolo di Morya Longo pubblicato dal Sole 24 Ore identifica sei possibili alternative per affrontare il problema dell’enorme debito pubblico – che ormai non p più solo un problema italiano – a partire dal 2021.

  1. Mantenere bassi i tassi di interesse in modo da garantire la sostenibilità del debito, probabilmente l’unica cosa possibile nella fase iniziale del dopo pandemia: le banche centrali dovranno tenere bassi i tassi di interesse e garantire la liquidità, tollerando un minino di inflazione che l’autrice identifica con il 2% medio ma che probabilmente dovrà portarsi versi il 3%. In altre parole stampare moneta mantenendo il debito.
  2. L’immediata conseguenza del primo punto sembra essere quella di ridurre il debito tollerando un tasso di inflazione più elevato, tuttavia per ottenere il risultato si dovrebbero accettare tassi di inflazione simili a quelli degli anni ’70 ed ’80 del XX secolo, oggi inammissibili.
  3. Lavorare sull’avanzo primario in modo da ridurre il debito: ciò significa un clima di austerità, difficilmente sostenibile, ed un aumento del carico fiscale per il quale non vi sono i margini, almeno in Europa. Potrebbe essere necessaria un’imposta patrimoniale, iniziativa facile per un politico di sinistra perché la può presentare come un’atto di distribuzione della ricchezza; tuttavia, per ottenere il risultato voluto, le aliquote dell’imposta dovrebbero essere elevate e ciò, oltre a trasformare l’imposta in un esproprio, potrebbe creare una valanga di vendite col doppio risultato di una perdita di valore delle proprietà e di una loro concentrazione in mano alle organizzazioni che comunque hanno più facile accesso alla liquidità, banche e criminalità organizzata.
  4. Ristrutturazioni preventive del debito pubblico senza attendere una crisi che le renda indispensabili: percorso rischioso, che può generare panico nei mercati ed essere un rimedio peggiore del male.
  5. Emissione di titoli irredimibili o rendite perpetue, operazione in Italia eseguita con successo più di una volta: una strada interessante in un momento in cui i tassi di interesse sono bassi, probabilmente per questi titolo sarebbe sufficiente proporre un tasso di poco superiore al 3% rendendoli appetibili con una clausola di revisione ogni certo numero di anni. Strada interessante anche se più costosa perché un titolo irredimibile deve necessariamente avere un tasso più elevato di un titolo a breve o media scadenza, d’altra parte nulla viera allo stato di ricomprarli sul mercato in futuro, riducendone così il peso.
  6. Espansione fiscale, riducendo il carico fiscale in modo da far ripartire l’economia e ridurre l’incidenza del debito sul PIL. Secondo l’autrice, tuttavia, si tratta di una strada che fino ad ora non ha mai funzionato.
  7. Un’altra alternativa, non espressamente citata dall’autrice, è una combinazione della (1), della (5) e della (6) che definirei espansione forzata: si tratta di impostare una politica di investimenti infrastrutturali e produttivi, per ottenere la quale sarà necessario
    1. mantenere per il momento molto bassi i tassi di interesse,
    2. accettare un intervento diretto dello stato nell’economia, perché al momento l’iniziativa privata non sembra poter essere sufficiente (almeno in Italia),
    3. finanziare le iniziative con l’emissione di titoli non redimibili o a lunghissimo termine, approfittando dei bassi tassi di interesse e
    4. ridurre progressivamente il carico fiscale, cosa molto più facile a dirsi che a farsi perché può ottenersi, in maniera significativa, solo ripensando alle funzioni dello stato.

Ciò premesso, ai politici nei prossimi anni si pone la difficile scelta di quale strada prendere ed agli economisti l’altrettanto difficile scelta di proporre soluzioni convincenti.

Prima di scegliere quale strada intraprendere, si pone il problema di decidere dove si voglia andare: servirebbe una classe politica che abbia una visione del futuro da proporre ai propri elettori, ma purtroppo tale classe politica, che esisteva nel dopoguerra, temo non esista più. Il principale problema, dunque, non è il debito pubblico ma il degrado della politica.

Gianluca di Castri, 16/11/2020

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