L’eredità politica di Adriano Olivetti

L’ordine politico delle Comunità si può definire l’eredità di Adriano Olivetti  per quanto concerne la politica, si tratta di un testo che rimane fondamentale, ancorché lo stesso Olivetti abbia scritto altri testi in materia e sia stato eletto in Parlamento nel 1958 con il Movimento Comunità da lui fondato 10 anni prima.

Il libro, ristampato nel 2014 dalle Edizioni di Comunità e reperibile anche in formato Kindle, fu scritto nel 1945, quando in Italia era in corso il dibattito istituzionale e costituzionale e risente ovviamente del clima e delle tematiche vive in quel tempo, alcune delle quali non lo sono più oggi. Esso è un progetto di riforma costituzionale di tipo federalista, che unisce temi di origine socialista (non necessariamente marxista) ad una concezione aristocratica del governo, generando una proposta decisamente originale.

Olivetti pensa ad una democrazia fondata sugli uomini e non sui partiti, quel tipo di democrazia che esisteva nei governi liberali e che fu spazzata via dal suffragio universale prima e dai mezzi di comunicazione di massa, per entrare in una crisi forse esiziale con l’uso diffuso delle reti sociali virtuali (social networks).

Ciò che vale la pena di fare, oggi, non è tanto recensire il libro quanto chiederci: cosa, di quel progetto politico che possiamo definire antico, è valido e proponibile anche oggi?

Il mattone, o meglio la cellula base,  della sua architettura istituzionale è un ente territoriale, la Comunità, che è sia circoscrizione elettorale uninominale che circoscrizione amministrativa, dotata di comuni caratteristiche economiche e sociali. Si tratterebbe di unità con una popolazione variabile da 75 mila a 150 mila abitanti (in base ai dati del 1945): di fatto, un’unità economicamente autosufficiente in diversi settori economici.

Un concetto simile si ritrova più volte nella storia ed è stato ripreso in un progetto, culturale più che politico, negli anni ’90 del XX secolo cui io stesso ho partecipato e di cui si trova ancora qualche modesta traccia in rete (1).

L’dea fondamentale della nuova società è di creare un comune interesse morale e materiale fra gli uomini che svolgono la loro vita sociale ed economica in un conventente spazio geografico determinato dalla natura o dalla storia (op. cit. cap. I)

Qui di seguito alcuni punti qualificanti individuati nella proposta olivettiana su cui vale la pena di riflettere:

  1. Stato Federale composto di Stati Regionali a loro volta suddivisi in Comunità, valorizzazione della famiglia come cellula elementare ed indistruttibile dell’organismo sociale e della persona intesa come vocazione e con come individuo (cap. I par. 14).
  2. Riconoscimento di una legge morale superiore che Olivetti identifica con l’Evangelo, accettabile da credenti e non credenti (I.17). All’epoca egli non si era ancora convertito al cattolicesimo).
  3. Riforma sociale con la trasformazione progressiva di alcune grandi imprese in enti di diritto pubblico (credo che Olivetti si riferisse alle imprese di interesse strategico), il cui capitale sarebbe appartenuto in parte alla Comunità, in parte ai dipendenti ed in parte allo Stato Regionale.
  4. Indipendentemente dalle strutture amministrative e dai meccanismi di elezione degli amministratori, piuttosto complesso e forse datati, viene comunque proposto un nuovo ordinamento che rispetta il concetto di rappresentanza politica democratica, con classi di competenze divise fra i vari livelli e fra le varie specialità, subordinando la rappresentanza economica alla rappresentanza politica. Il principio di rappresentanza territoriale è giudicato prevalente sugli altri ed in particolare sul principio funzionale, in quanto richiama la capacità di sintesi mentre le rappresentanze funzionali e gli ordini politici hanno carattere analitico, pur dovendo essere i due principi integrati ad ogni livello (dibattito che oggi può sembrare sterile, ma che aveva molto senso nel 1945)
  5. Applicazione del principio di competenza specifica selettiva a complemento dei sistemi elettivi. Per alcune competenze, Olivetti propone l’obbligo non solo della laurea, ma anche della docenza (all’epoca esisteva ancora l’istituto della libera docenza, erede della “licentia docendi”) o del titolo rilasciato da un Istituto Politico di sua ideazione, forse pensato almeno in parte sul modello francese (2), il cui compito a medio termine è la creazione di una élite politica.
  6. Creazione di una pluralità di sfere d’interessi, in cui la volontà della maggioranza si possa determinare, e di un sistema articolato di elezioni, dirette ed indirette, che possa garantire la competenza specifica e la preparazione morale e culturale degli eletti. L’equilibrio politico dello stato è articolato su tre dimensioni: cultura, democrazia, lavoro.
  7. Amministrazione, sia a livello di Comunità che ai livelli superiori,  suddivisa in divisioni funzionali: affari generali, che comprende le finanze ed ha una prevalenza gerarchica sulle altre; relazioni sociali; cultura; giustizia che comprende la polizia; assistenza, igiene e sicurezza sociale; urbanistica; economia sociale. Il meccanismo elettorale garantisce sia il principio democratico che la competenza specifica, sia dal punto di vista culturale che tramite un meccanismo che prevede l’accesso ad un organo superiore solo dopo una definita permanenza in un organo inferiore.

Nel quadro complesso delle autonomia locali, allo Stato Federale viene attribuita comunque la fissazione dei principi generali, in particolare Olivetti, pur rispettando la proprietà privata, ritiene che alla morte del proprietario la Comunità od organi superiori, se ciò corrisponde all’interesse comune, possano avocarla a sé corrispondendo il debito controvalore agli eredi naturali. In genere, Olivetti sembra favorevole ad una distinzione della proprietà dalle funzioni di comando.

Non trascurabile infine il fatto di raggruppare tutti i rappresentanti eletti o nominati in un Ordine Politico o, meglio, di vari ordini di diverso livello, il quale a sua volta diviene un organo del sistema legislativo tramite una Camera degli Ordini sostitutiva del Senato. Sono definiti inoltre consigli tecnici ausiliari ed altri organismi. Olivetti definisce il sistema da lui stesso ideato come democratico per la libertà di accessione ed aristocratico per la severità della scelta. I tre principi che devono regolare l’ordinamento politico delle Comunità e dei livelli superiori sono il suffragio universale, la democrazia del lavoro, l’aristocrazia culturale (a tutti accessibile e controllata da forze democratiche).

La Camera delle Comunità, anch’essa organo legislativo, è eletta con un sistema di elezioni di secondo grado (sembra simile al sistema piramidale della Costuzione di Cadice del 1812 ed al sistema ancora oggi un uso per l’elezione di organismi collegiali consultivi all’interno della Chiesa Cattolica). Tale sistema non ha bisogno di partiti politici organizzati. Olivetti sostiene la validità di un sistema bicamerale in virtù dell’universale presenza di forze trasformatrici e stabilizzatrici, di innovazione e di conservazione, di forme pratiche e di forme teoriche.

Egli prevede un vasto piano di sicurezza sociale i cui scopi sono l’eliminazione sistematica del pauperismo, la socializzazione dell’assistenza medica ed ospedaliera per tutti i cittadini, la saldatura dell’assistenza sociale con la sicurezza sociale, la possibilità  di accedere alla cultura conformemente alle doti personali.

Il libro non è di facile lettura, anche perché si presenta non solo come un trattato di politica ma altresì come un modello di costituzione: tuttavia la fatica della lettura è compensata dalle idee che se ne traggono, molte fra le quali valide anche oggi.

Gianluca di Castri  (CC BY-NC-ND) – 08/07/2020

 (1) Progetto Parrhesia

(2) École nationale d’administration, École polytechnique

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