Arrigo Petacco – L’armata nel deserto

Arrigo Petacco – L’armata nel deserto – Oscar Storia, Mondadori, 2002

Il volume copre la storia della campagna in Africa Settentrionale dall’inizio della guerra nel 1940 alla capitolazione della prima armata italiana nel maggio 1943, ormai rimasta sola, dopo la capitolazione dei tedeschi e dopo lo sbarco americano (novembre 1942), a combattere su due fronti.

A parte  l’esposizione degli eventi, dettagliata e completa con molte informazioni anche di carattere tecnico, ad esempio relative ai vari modelli di carri armati, vi sono alcune dimostrazioni e considerazioni dell’autore, che vale la pena di evidenziare:

  1. Non è vero che da parte italiana vi fossero continue fughe di notizie, come continuamente ripetuto da parte tedesca ed in particolare dal Feldmaresciallo Rommel. In realtà gli inglesi erano sempre informati di tutti i movimenti ed i piani tedeschi grazie alla capacità di decifrare i messaggi tedeschi trasmessi tramite Enigma: di fatto, le poche azioni italiane di cui i tedeschi non erano informati colsero gli inglesi di sorpresa (la capacità di decifrare Enigma fu sempre tenuta gelosamente segreta e resa nota solo molti anni dopo la fine della guerra).
  2. Non è vera la leggenda che i soldati italiani si battessero male, essi combattevano come gli altri. Vero invece che in molti casi i comandi, sia italiani che tedeschi, furono inferiori alle aspettative (Rommel compreso) e che alla fine il fattore decisivo fu la superiorità dei mezzi a disposizione degli inglesi. Rommel definì gli italiani “ottimi, pazienti, resistenti e coraggiosi ma male armati e peggio comandati”.
  3. La mancata presa di Malta e la crisi dei rifornimenti che ne seguì fu in buona parte dovuta alla scelta di Rommel di dare priorità all’assedio di Tobruq nonché alla decifrazione da parte inglese di tutti i dati relativi ai convogli italiani. Tuttavia su 206.402 soldati italiani ne arrivarono sani e salvi 189.162 pari al 91%, su 600 mila tonnellate di carburante ne arrivarono 476.000 (80%), su 275.000  tonnellate di carri armati e veicoli ne arrivarono 244.000 (88%) e su 172.000 tonnellate di armi e munizioni  ne giunsero 150.000 (87%). L’affermazione di Rommel, più volte ripetuta, che la crisi dei rifornimenti fosse dovuta ad un tradimento italiano è pertanto destituita di fondamento.
  4. Non si può obiettivamente accusare Rommel di aver deliberatamente sacrificato gli  italiani durante la ritirata, in realtà le sue decisioni furono coerenti con le condizioni che si erano create sul terreno.
  5. Diverse formazioni italiane ottennero l’onore delle armi, in particolare la Divisione Folgore, che fu anche decorata di Medagli d’Orio al VM.
  6. Negli ultimi mesi della campagna gli italiani (comandati dal M.llo Giovanni Messe)  si batterono in maniera splendida, anche dopo che i tedeschi avevano ormai perso la volontà di resistere e persino dopo la loro capitolazione. Nel complesso la campagna costò alle forze dell’Asse 1 milione di uomini fra morti, feriti e prigionieri, 8000 aerei, 6200 cannoni, 2500 carri armati, 70000 veicoli e 2.500.000 di tonnellate di naviglio mercantile.

Sulla guerra in Africa settentrionale e sulla battaglia di El Alamein sono stati scritti libri e prodotti diverse pellicole cinematografiche. Ritengo che la più obiettiva, nel complesso, sia il film “La battaglia di El Alamein” del 1969, prodotto dalla Zenith Cinematografica per la regia di C. J. Padget, con Enrico Maria Salerno: il film competo è reperibile su youtube.

Gianluca di Castri

9 febbraio 2020

 

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