Commento sulla politica italiana – 10 maggio 2018

Premetto che politicamente mi considero un “cattolico di destra”, ove per “cattolico” (in politica) intendo chi vuole uno Stato che promuova un sistema legislativo, se non conforme, almeno non in contrasto con il diritto naturale e con la dottrina sociale della Chiesa, mentre per “destra”, lasciando perdere in questa sede le differenze di carattere antropologico, intendo il riferimento ai valori di autorità, ordine, giustizia; gerarchia, competenza; produzione del reddito; equilibrio fra diritti e doveri (mente la “sinistra” fa riferimento a eguaglianza, distribuzione del reddito, parità di diritti e doveri per tutti).
Ciò premesso, mi sarei aspettato dalla destra italiana, che presentatisi in una coalizione ha il dovere politico, se non istituzionale, di agire in maniera unitaria, un atto di obbedienza, ancorché collo obtorto e dichiarando apertamente il proprio disappunto, alla richiesta del Capo dello Stato, dando la fiducia ad un governo da lui proposto con un mandato limitato in modo da affrontare le urgenze economiche e riformare una legge elettorale cervellotica, per permettere il ritorno alle urne nel 2019.
La nostra destra invece ha preferito, pur di avere parte in un governo, rinunciare non solo alla propria unità, ma anche alla propria natura, per allearsi con un partito con cui nulla ha in comune. Forza Italia, per dirla in termini danteschi, ha fatto ” per viltà il gran rifiuto” mentre la posizione di FdI non mi è ancora chiara.

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