Pio XII e gli ebrei

Pio XII e gli ebrei: le accuse di connivenza con il nazismo hanno un fondamento di verità?1

È molto di moda, da alcuni anni, diffamare la memoria di Pio XII accusandolo di collusione con il nazionalsocialismo e di non aver fatto nulla per evitare lo sterminio degli ebrei; di fronte a tali accuse i cattolici, normalmente poco informati delle cose che li riguardano, si limitano spesso ad imbarazzati e vergognosi silenzi, abituati da tempo a dare per scontato che tutto ciò che li denigri debba necessariamente essere vero ed a preferire questa comoda rassegnazione alla più faticosa ricerca della verità.

Proviamo pertanto a fare un po’ di chiarezza:

  1. Eugenio Pacelli nacque in Roma nel 1876, fu ordinato sacerdote nel 1899 ed entrò immediatamente come apprendista alla Segreteria di Stato, ove operò per diversi anni alle dirette dipendenze di Monsignor Gasparri, futuro cardinale Segretario di Stato. Fu elevato alla dignità episcopale e nominato Nunzio Apostolico a Monaco nel 1917, con incarico esteso alla Nunziatura di Berlino; richiamato a Roma nel 1929 fu nominato Cardinale e Segretario di Stato nell’anno stesso e successivamente anche Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

  2. Alla morte di Pio XI, nel marzo 1939, fu eletto Papa e scelse il nome di Pio XII; il suo pontificato, durato fino al 1958, ebbe luogo in un periodo assai difficile;

    1. eletto in una situazione di grave crisi internazionale, che sfociò dopo alcuni mesi (settembre 1939) nello scoppio della guerra mondiale (1939-45), il suo fu per i primi anni un pontificato che si svolse in un mondo in stato di guerra;

    2. come ben sappiamo, la guerra si concluse, secondo le parole di Winston Churchill, “con il calare di una cortina di ferro sull’Europa”, e con un permanente stato di tensione fra mondo occidentale e mondo comunista che diede origine alla guerra di Corea (1950-53), alla così detta guerra fredda, alla rivoluzione ungherese (1956) ed ad altri episodi.

    3. Questo stato di tensione era destinato ad allentarsi, sia pur in piccola parte, verso la fine degli anni ’50, con la così detta “destalinizzazione” iniziata con il XX congresso del PCUS del 1956. Tuttavia uno stato di tensione fra i due blocchi rimase, sia pur con alterne vicende, fino al 1989.

  3. Si è detto molte volte che Pio XII non abbia condannato il nazionalsocialismo tedesco, ma ciò semplicemente non corrisponde al vero; il nazionalsocialismo era già stato condannato con l’enciclica Mit brennender Sorge2 (1937) di Pio XI, e la condanna fu rinnovata da Pio XII nella sua prima enciclica, la Summi Pontificatus del 1939. Vale la pena, a questo punto, di ricordare che già Pio XI aveva anche condannato il comunismo ateo con la Divini Redemptoris Promissio del 1937 e che anche questa condanna fu confermata più volte da Pio XII.

  4. Durante la guerra, Pio XII preferì l’azione diplomatica ad azioni plateali di condanna che riteneva sarebbero state controproducenti, ed in particolare avrebbero arrecato danno ai cattolici tedeschi. Si può discutere sulla validità della scelta, ma si deve considerare che essa era confortata dal parere dei diplomatici vaticani e di molti vescovi, in particolare dai vescovi che si trovavano nelle zone occupate dai tedeschi:

    1. l’invito alla cautela era innanzi tutto motivato su quanto in Germania era accaduto dopo la pubblicazione della Mit brennender Sorge, che era stata presa a pretesto per inasprire le persecuzioni e provocare altre vittime;

    2. inoltre, la posizione dei vescovi era conseguenza di quanto era già successo in Olanda, ove una forte azione di condanna dell’episcopato aveva provocato un estendersi della persecuzione ai cattolici olandesi, persecuzione di cui restò vittima, fra l’altro, Edith Stein (1891-1942), ebrea convertita al cattolicesimo, canonizzata da papa Giovanni Paolo II col nome di Santa Teresa Benedetta della Croce.

    3. D’altra parte, non esistevano, allora, i mezzi di comunicazione di massa che conosciamo oggi. Sembra facile, con i mezzi di comunicazione odierna, chiamare una rete televisiva e diffondere una notizia o un appello in tutto il mondo, si può fare anche via Internet, ma non era così nel 1939; esisteva di fatto solo la radio, che aveva potenzialità limitate e raggiungeva solo una piccola parte della popolazione. Per poter leggere dai pulpiti laMit brennender Sorge, era stato necessario prima diffonderla clandestinamente in tutte le parrocchie della Germania.

  5. In particolare, per quanto concerne il popolo ebreo, si stima che l’ azione di Pio XII ne abbia salvati circa 900 mila; ciò fu ampiamente riconosciuto dai diretti interessati, cioè dagli ebrei stessi, che più volte ringraziarono Pio XII per aver agito in loro difesa. Fra questi Albert Einstein; Chaim Weitzmann, che sarebbe diventato il primo Presidente di Israele; Moshe Sharett, futuro Primo Ministro; Isaac Herzog, Rabbino Capo di Israele; Leon Kubowitzky, Segretario Generale del Congresso Ebraico Mondiale.

  6. Forse ciò che da molti non gli fu mai perdonato è di aver accomunato nella sua condanna il nazionalsocialismo ed il comunismo; oggi sappiamo che aveva ragione, ma all’epoca ciò poteva non essere chiaro per molti. Di fatto, negli anni successivi alla guerra, fu oggetto di azioni di denigrazione nell’ambito del repertorio propagandistico comunista, culminate con il dramma “Il Vicario” di Hochhuth (1963), che fu peraltro negativamente criticato in ambienti ebraici.

  7. L’azione di denigrazione è ripresa, pesantemente, negli anni ’90; vale la pena denotare che tale azione non è opera di scrittori ebrei, ma in massima parte di cattolici americani usciti dalla Chiesa o comunque in posizione critica. Nel 1999 il professor John Cornwell ha pubblicato “Il Papa di Hitler” (“Hitler’s Pope”), mentre Daniel Goldhagen, nel 2002, ha presentato il suo libro “A Moral Reckoning”, entrambi molto critici circa il ruolo svolto dal Papa.

  8. Secondo David G. Dalin, autore del libro “Il mito del Papa di Hitler: come Pio XII salvò gli ebrei dai nazisti” (“The Myth of Hitler’s Pope: how Pius XII rescued Jews from the Nazis”), si tratta di un’azione il cui scopo non è tanto colpire la memoria di Pio XII, quanto quello di colpire il Papato, che alcuni, partendo da presupposti teologicamente erronei, considerano come un ostacolo all’unità dei cristiani. Dalin, che non può essere certo considerato scrittore “di parte” visto che si tratta, oltre che di uno storico, di un rabbino, ha citato il ringraziamento di Golda Meir, Ministro degli Esteri di Israele, a Pio XII. La Meir inviò un cablogramma in Vaticano in occasione della morte del Papa: “Siamo addolorati, abbiamo perso un servitore della pace. La voce del Papa durante il Nazismo è stata chiara e in difesa delle vittime”.

  9. Il tragico capitolo della deportazione degli ebrei di Roma ad Auschwitz nel 1943 è esaminato e documentato da Dalin, che fornisce un’analisi esaustiva menzionando fonti diverse:

    1. Il Papa diede istruzioni al suo Segretario di Stato, il Cardinale Luigi Maglione, che protestò con l’ambasciatore tedesco presso il Vaticano, Ernst von Weizsäcker. Il porporato chiese: “Cercate di salvare gli innocenti che soffrono per il fatto di appartenere ad una certa razza”.

    2. Di fronte alla richiesta del Cardinal Maglione, l’ambasciatore tedesco diede l’ordine di interrompere le deportazioni, e il Papa decise di aprire il Vaticano per nascondere gli ebrei di Roma, che vennero accolti in conventi e monasteri del Vaticano3.

    3. Grazie all’opera del Papa, Roma ha avuto la più alta percentuale di ebrei sopravvissuti nelle città occupate dai nazisti. Dei 5.715 ebrei di Roma, già registrati per essere deportati, 4.715 furono sistemati in 150 istituzioni cattoliche, e 477 di loro in santuari del Vaticano. A ratificarlo è stato l’ambasciatore britannico presso la Santa Sede.

    4. Il Papa ebbe un atteggiamento simile in Ungheria attraverso il suo rappresentante, il Nunzio apostolico monsignor Angelo Rotta, che ebbe un ruolo decisivo al momento di salvare la vita di 5.000 ebrei.

    5. Una lista di fatti storici menzionati da Dalin include quelli relativi alla Bulgaria, e in particolare l’atteggiamento dell’Arcivescovo Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII), così come di altre personalità del mondo cattolico che salvarono gli ebrei e assicurarono di averlo fatto per ordine del Papa. Vengono documentati anche fatti curiosi, come la nomina ad esperti in Vaticano di ebrei licenziati da Benito Mussolini.

  10. Baruj Tenembaum, che ha coordinato la discussione sul libro in esame, ha spiegato di non aver assunto alcun ruolo “esorta tutti a cercare e annunciare la verità. Nessun pregiudizio! Solo la verità! Non attacchiamoci a preconcetti, non diffondiamo calunnie! Seguiamo la via della riconciliazione con la mente aperta! La reiterazione retorica non certifica risultati né garantisce verità. Noi ebrei vogliamo ricordare e difendere la verità. Tutta la verità e nient’altro che la verità”.

  11. Per obiettività dobbiamo anche citare il libro di Godman; pur escludendo completamente qualsiasi possibilità di connivenza, Godman ritiene che vi sia stata una sottovalutazione del pericolo nazionalsocialista da parte del papa, in particolare di Pio XI più che di Pio XII (che di fatto divenne papa quando ormai la guerra stava per iniziare); si tratta di un’impostazione diversa, che resta comunque nell’ambito di una considerazione critica legittima, ancorché a nostro avviso non condivisibile.

A parte gli scrittori più faziosi, esiste comunque una opinione abbastanza diffusa per cui Pio XII, non avendo condannato clamorosamente le atrocità del nazismo, se ne sarebbe di fatto reso complice. Si accusa dunque Pio XII di essere stato pavido e di aver fatto prevalere la ragion di stato. A chiarimento di tutto questo sarà bene fare alcune considerazioni riassuntive:

  1. Il papa non cercava il suo prestigio personale ma la salvezza di più vite umane possibile, il suo scopo non era quello di condannare il nazismo per mania di condanna ma di sottrarre il maggior numero possibile di individui ad un insano furore. Egli aveva capito che una condanna esplicita e diretta avrebbe ancora di più aizzato la “belva” contro gli innocenti, anche se forse lo avrebbe reso più simpatico agli storici.

  2. Questo modo di operare gli fu consigliato anche da altre persone che si trovavano “nell’occhio del ciclone”.

  3. Pio XII era disposto a farsi catturare se questo avesse contribuito a porre fine o ad arginare lo sterminio.

  4. La “passione” per l’umanità la dimostrò con tutto quanto fece per salvare vite umane ed aiutare i sofferenti.

  5. Che questo atteggiamento, solo apparentemente prudenziale, fosse storicamente il più giusto è dimostrato dalle numerosissime testimonianze di riconoscenza che il papa ricevette in vita ed il plebiscitario lutto nei giorni della sua morte.

L’ampia documentazione storica disponibile dimostra la verità di quanto abbiamo detto. L’Olocausto fu cosa orribile, ma la responsabilità è del nazionalsocialismo ed il tentativo di ribaltarla, anche solo in parte, sui cattolici ed in particolare sulle istituzioni ecclesiastiche è solo uno dei tanti atti di una polemica anticattolica in atto da secoli. Il difficile compito del cattolico, in questo caso, è quello di essere documentato e di non credere al primo venuto.

Gianluca di Castri

Aggiornamento 09/07/10:
articolo di Avvenire – Pio XII salva 200.000 ebrei

note

1 Già pubblicato sul supplemento TERZO MILLENNIO della rivista IL SEGNO, ottobre 2003 – aggiornamento ottobre 2006 per il sito http://www.lumen-gentium.it

2 Probabilmente in buona parte redatta dall’allora Segretario di Stato, cardinale Pacelli.

3 Ciò non avvenne solo a Roma, operazioni a protezione di gruppi di ebrei furono organizzate in varie parti d’Italia. Alcuni ricorderanno il film “Assisi underground” del 1985, che narra il salvataggio di gruppi di ebrei organizzato dai conventi di Assisi.

Riferimenti bibliografici:

  • Burkhart Schneider – Pio XII, con un contributo del rabbino David Dalin in difesa del pontefice – San Paolo, Cinisello Balsamo, 2002

  • Andrea Tornelli – Pio XII, il Papa degli Ebrei – Piemme, Casale Monferrato, 2001

  • Antonio Spinosa – Pio XII, l’ultimo Papa – Mondadori, Milano, 1992

  • Pierre Blet SJ – Pie XII et la Seconde Guerre Mondiale d’après les archives du Vatican – Librairie Academique Perrin, 1997

  • Autori Vari – Olocausto, chi ha paura della verità? – Lux Veritatis, Isernia, 2002

  • Peter Godman – Hitler e il Vaticano – Lindau, Torino, 2005

Siti Internet:

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