Vito Ozzola – La valigia di Avogadro – Albatros, Roma, 2010

Vito Ozzola è uno dei soci “storici” dell’Associazione Italiana di  Ingegneria Economica nonché autore di diversi libri professionalmente rilevanti; ricordiamo “Decisioni introganti e finanza” del 2004 e “Divertimento sui temi di ricerca operativa” del 2007. Ora si è cimentato con qualcosa di completamente diverso, ha scritto un romanzo.
Il suo romanzo è ambientato in una comunità di italiani espatriati, in un paese non identificato, un paese immaginario in cui se ne possono ritrovare molti, ed ognuno può ritrovare qualcosa dei paesi in cui egli stesso ha vissuto, insieme ad aspetti e momenti simili a quelli della propria vita.
Ozzola ci parla dell’espatriato e di come egli acquisti una visione più ampia della vita, una marcia in più; subito dopo, però, accenna a coloro che  hanno scelto la vita dell’espatriato perché emarginati in cerca di una loro identità, con una marcia in meno: ed a questo punto chi legge è portato ad interrogarsi su se stesso, a chiedersi quante marce abbia avuto nel corso della sua vita.
Paradossale ma affascinante la sua riflessione sull’uomo: “In sintesi ciasun uomo è gatto o cane. Non esistono altre possibilità. La prima categoria è formata da individui generosi e leali, la seconda da gente calcolatrice e mercenaria”.
Gianluca di Castri

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