Il poeta latino Orazio ha scritto le parole più belle che un uomo possa dedicare ad una donna, in particolare a colei che si lascia, che per qualche motivo non si può avere o che parte per una terra lontana o, meglio ancora, ad un ricordo oppure ad una donna immaginaria.
Di fatto il nome Lalage sembra non sia riferito ad una donna esistente, esso ha a che fare con il verbo λαλεω, perciò con il canto e la musica. Teniamo presente che all’epoca il canto e la musica erano importanti forme di intrattenimento.
Pone me pigris ubi nulla campis
arbor aestiva recreatur aura,
quod latus mundi nebulae malusque
Iuppiter urget,
pone sub curru nimium propinqui
Solis, in terra domibus negata
dulce ridentem Lalagen amabo,
dulce loquentem.
(Orazio, ode 22 del primo libro)
Un giorno un amico mi chiese di dargli un’idea per un biglietto che lui avrebbe voluto scrivere ad una fanciulla che gli piaceva, l’aveva conosciuta d’estate ma viveva lontano, si rendeva conto che difficilmente l’avrebbe rivista e voleva lasciare un ricordo di lui che le restasse impresso.
Cosa direbbe Orazio oggi: il sorriso è importante, difficilmente si ricorda volentieri una donna sempre accigliata o piangente. Tenendo presente che il latino sincretizza il sorriso (lenis risus) con il riso, gli proposi di scrivere:
Dovunque mi porterà il destino, io sempre ricorderò i tuoi occhi, Berenice, la tua dolce voce ed il tuo dolce sorriso.
Mancando del tutto di idee originali ed essendo arido di sentimenti, come ben sanno coloro che mi conoscono, riciclai Orazio, suggerendogli di inviarle un mazzo di fiori con un biglietto. Inutile dire cle la ragazza in realtà non si chiamava Berenice.
Ciò dimostra che un buon livello culturale può supplire all’aridità. Il mio amico era avaro, per cui le inviò il biglietto senza i fiori, ma comunque funzionò, visto che dopo qualche anno ricevette una telefonata “sono a Palermo, mi porti a visitare la tua città?”
La frase è riciclabile all’infinito, basta evitare di proporla a persone che si conoscano fra loro.
