1) Nella storia delle elezioni sono stati pensati ed applicati molti sistemi elettorali, diversi fra loro ed in alcuni casi confezionati “su misura” per particolari esigenze: una buona sintesi si trova su Wikipedia. In questa sede vogliamo limitarci ad alcune considerazioni di massima e non intendiamo fare una trattazione dei vari sistemi adottati o progettati in passato o attualmente. Non affrontiamo in questa sede il criterio di ammissione al voto (elettorato attivo) , attualmente quasi ovunque universale e paritario per i cittadini maggiorenni, ma che ha avuto in passato diverse soluzioni (suffragio universale maschile, suffragio per censo ed istruzione, &c; con la legge elettorale del 1860 gli aventi diritto al voto in Italia erano il 2% della popolazione.).
2) La prima domanda che ci si deve porre è se un sistema elettorale deve essere orientato alla scelta della persona o alla scelta del partito: attualmente, per lo meno in Italia, si sceglie il partito mentre le persone vengono elette o meno in base ad un sistema a lista chiusa, per cui al votante solo interessa sapere chi sia il capo del partito per il quale sta votando. In questo caso, almeno da un punto di vista teorico, il sistema che meglio riflette la struttura dell’elettorato è quello proporzionale, il quale tuttavia ha il limite di non garantire la stabilità degli esecutivi soggetti in ogni momento al rischio di un voto di sfiducia. Per ovviare all’inconveniente la soluzione generalmente adottata è il premio di maggioranza, tuttavia si potrebbero individuare altri meccanismi, ad esempio:
a) richiedere per un voto di sfiducia una maggioranza qualificata, ad esempio i 3/5 o i 2/3,
b) introdurre una clausola di stabilità per cui una mozione di sfiducia possa essere presentata, ad esempio, solo dopo il compimento del secondo o terzo anno di mandato dell’esecutivo, oppure richiedere che il numero minimo di firmatari della mozione, che attualmente è di un decimo dei componenti della Camera e del Senato, sia elevato ad un quarto o ad un terzo,
c) stabilire che una mozione di sfiducia possa essere presentata solo dopo un tempo definito dall’inizio dell’attività dell’esecutivo, ad esempio diciotto o ventiquattro mesi, e che una seconda mozione di sfiducia possa essere presentata anch’essa solo dopo un tempo definito dalla precedente o infine
d) la soluzione più drastica che, dopo la fiducia iniziale, non prevede la possibilità di mozioni di sfiducia per l’intera durata della legislatura.
3) Se invece ci si orienta alla scelta della persona il sistema più efficace è il sistema uninominale, in cui per ogni collegio si deve scegliere fra diversi candidati, associati o meno ad un simbolo di partito; il sistema può essere
a) a turno singolo, con elezione a maggioranza relativa (con la possibilità, se i candidati sono molti, che possa risultare eletto un candidato che abbia ottenuto un numero di voti limitato e che, pur essendo legittimamente eletto dal punto di vista giuridico, potrebbe avere una limitata legittimità dal punto di vista politico,
b) a doppio turno, secondo lo schema francese adottato peraltro anche in Italia per alcune elezioni locali, per cui dopo il primo turno, se nessun candidato ha ottenuto la maggioranza assoluta, vi è un turno di ballottaggio fra i due candidati con il maggior numero di voti,
c) in alternativa si può pensare ad un sistema plurinominale, utilizzato sovente in elezioni all’interno di associazioni ed ordini professionali, in cui per ogni circoscrizione vi è una lista di candidati nella quale ogni elettore può indicare, ad esempio, tre preferenze, in modo cha alla fine risultano eletti i candidati che abbiano ottenuto il maggior numero di preferenze.
4) Ciò premesso, facciamo presente che quanto sopra vuole solo fare una classificazione concettuale dei sistemi elettorali: in realtà la fantasia dei legislatori, in vari paesi ed in vari periodi storici, ha creato molti sistemi elettorali, alcuni decisamente stravaganti. In passato sono esistiti sistemi di voto pesato per classi o categorie sociali, per reddito o per altri criteri. Recentemente alcuni autori hanno posto il problema della spesso insufficiente competenza degli elettori, evidenziando obiettivamente un problema senza tuttavia proporre una soluzione.
Ricordiamo che il problema della stabilità dei governi si pose già nell’Assemblea Costituente, ove in particolare
- Calamandrei era fautore di un sistema presidenziale,
- Mortati ed altri proponevano una correzione al parlamentarismo che prevedesse la validità del voto di fiducia almeno biennale,
- Tosato proponeva qualcosa di simile alla sfiducia costruttiva.
Personalmente ho una preferenza per il doppio turno alla francese, che mi sembra garantire un certo equilibrio fra scelta del partito e scelta della persona nonché la possibilità di ottenere una maggioranza in grado di governare.
