Dopo la conferma della Cassazione, il 29 novembre 1946, ed il diniego della grazia da parte del presidente provvisorio della Repubblica Enrico De Nicola, al poligono di tiro delle Basse di Stura, vicino a Torino, un plotone di 36 agenti della questura esegue la condanna a morte per fucilazione di Giovanni Puleo, Francesco La Barbera e Giovanni D’Ignoti.
È il 4 marzo 1947 e sarà l’ultima esecuzione capitale in Italia per i reati civili in quanto, poco più di un mese dopo, la Costituente approverà l’articolo 27 della carta costituzionale che renderà inammissibile in Italia la pena di morte; quella per i reati militari verrà invece abolita nel 1994.
I tre condannati furono riconosciuti colpevoli di una strage avvenuta a Villarbasse, tra le colline del circondario torinese, due anni prima. Il fatto di sangue suscitò notevole scalpore tra l’opinione pubblica per l’efferatezza del crimine commesso che venne ricostruito dopo laboriose indagini.
I tre uomini, con un quarto complice ( Pietro Lala, che all’epoca si faceva chiamare Francesco Saporito e che non sarà mai arrestato ma morirà in oscure circostanze in Sicilia) la sera del 20 novembre 1945 irruppero nella cascina dell’avvocato Massimo Gianoli a scopo di rapina.
Per un bottino di circa duecentomila lire e qualche piccolo gioiello vennero massacrate a bastonate 10 persone (6 uomini e 4 donne) che lavoravano o erano ospiti nell’abitazione.
I corpi dei malcapitati, ancora vivi e agonizzanti, vennero poi gettati in una vicina cisterna della cascina.
Quel 4 marzo, all’esecuzione, erano presenti anche alcuni giornalisti, tra cui un giovane Giorgio Bocca.
FONTE
(46) Cronaca nera. – Cronaca nera. – Quora
NOTA
Secondo altre fonti risulta esserci stata un’altra fucilazione a La Spezia alcuni giorni dopo.
