A fare le lodi della democrazia sono capaci tutti, anch’essa tuttavia ha dei limiti che possono causare deviazioni ed, al limite, causarne la totale degenerazione.
- Deriva totalitaria: gli stati democratici per definizione non sono autoritari, tuttavia alcuni fenomeni come l’imposizione da parte di minoranze rumorose e numericamente ridotte, ma dotate di supporto politico ed economico, di comportamenti e linguaggi che, almeno per ora, non sono un obbligo legale, ci fanno credere che una democrazia, ancorché non autoritaria, può comunque avere una deriva totalitaria nel significato introdotto dalla Arendt. Quali sono, se esistono, gli antidoti contro la dittatura del relativismo già definita da papa Benedetto? Il problema più evidente è la limitazione alla libertà di parola a causa dei vincoli imposti dalla così detta “correttezza politica”, per ora si tratta di limitazioni imposte dall’opinione pubblica, in genere manifestata tramite reti di comunicazione ed in maniera spesso anonima, ma ciò non ci esime dal rischio che prima o poi tali limitazioni vengano imposte per legge, utilizzando come grimaldello il vincolo del buon costume presente nell’art. 21 della nostra costituzione.
- Deriva ideologica: in origine si votava localmente per un candidato, persona fisica che più o meno tutti conoscevano, se non di persona almeno di nome nell’ambito di collegi elettorali di modeste dimensioni; le costituzioni del XIX secolo prevedevano sovente un sistema di tipo piramidale, per cui localmente si eleggevano i membri del consiglio municipale o equivalente, i quali a loro volta eleggevano i membri del consiglio provinciale dai quali erano infine eletti i membri dell’assemblea nazionale o equivalente. Si è passati progressivamente ad un voto in realtà non più per una persona bensì per un partito, ulteriormente rafforzato dall’introduzione delle liste chiuse. Se analizziamo per sommi capi i vari sistemi elettorali, notiamo che
- il sistema uninominale di tipo inglese (turno singolo, maggioranza semplice), pur non garantendo la rappresentanza delle minoranze, conserva il rapporto fra cittadini ed eletto,
- il doppio turno alla francese (turno doppio, maggioranza assoluta) va ancora abbastanza bene mentre,
- il sistema proporzionale, nato con lo scopo di garantire la rappresentanza delle minoranze, fà perdere quasi del tutto il rapporto fra cittadini ed eletto (a maggior ragione se sono previste solo liste chiuse).
- Considerazioni sulle elezioni:
- il voto dovrebbe garantire che il parlamento ed eventualmente il governo eletti siano conformi alla volontà popolareo volontà generale che dir si voglia (anche se i due concetti non sono del tutto sininimi) , tuttavia la “volontà popolare” è spesso manipolata da demagoghi, mezzi di comunicazione di massa, influenzatori od opinionisti, ciarlatani e false informazioni cui l’elettore non sempre ha la volontà o la capacità di reagire.
- A ciò si aggiunge la scarsa affluenza alle urne e pertanto la ridotta legittimazione politica degli eletti, che non sia il caso di ripristinare il voto obbligatorio?
- il ciclo elettorale ha una durata relativamente breve, mediamente quinquennale, talora con vincoli di eleggibilità limitata in genere a due mandati. Da ciò può derivare un limite alla visione temporale dei politici, limitata allo stesso ciclo elettorale e pertanto incapace di analizzare i problemi a lungo termine.
