La migliore forma di governo secondo Cicerone

La forma di governo proposta da Cicerone, che in realtà si richiama a Panezio, è una forma mista, Nell’attuale momento credo sia un testo da rileggere e meditare

Definizione di res publica (De re publica I, 25 – 26, 39 – 42)

[25] Est igitur, inquit Africanus, res publica res populi, populus autem non omnis hominum coetus quoquo modo congregatus, sed coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus. Eius autem prima causa coeundi est non tam inbecillitas quam naturalis quaedam hominum quasi congregatio; non est enim singulare nec solivagum genus hoc, sed ita generatum ut ne in omnium quidem rerum affluen<tia> […] 26. […] Omnis ergo populus, qui est talis coetus multitudinis qualem exposui, omnis civitas, quae est constitutio populi, omnis res publica, quae ut dixi populi res est, consilio quodam regenda est, ut diuturna sit. id autem consilium primum semper ad eam causam referendum est quae causa genuit civitatem. (42) Deinde aut uni tribuendum est, aut delectis quibusdam, aut suscipiendum est multitudini atque omnibus. quare cum penes unum est omnium summa rerum, regem illum unum vocamus, et regnum eius rei publicae statum. Cum autem est penes delectos, tum illa civitas optimatium arbitrio regi dicitur. Illa autem est civitas popularis ( sic enim appellant ), in qua in populo sunt omnia. atque horum trium generum quodvis, si teneat illud vinculum quod primum homines inter se rei publicae societate devinxit, non perfectum illud quidem neque mea sententia optimum, sed tolerabile tamen, et aliud alio possit esse praestantius. Nam vel rex aequus ac sapiens, vel delecti ac principes cives, vel ipse populus, quamquam id est minime probandum, tamen nullis interiectis iniquitatibus aut cupiditatibus posse videtur aliquo esse non incerto statu.É dunque” disse l’Africano “la repubblica la cosa del popolo. Non é popolo una qualsiasi riunione d’uomini comunque messa insieme, ma quella riunione d’uomini che diventa società per il riconoscimento di un diritto comune e di un comune pratico scopo. E la causa prima di questa riunione é non tanto la debolezza dei singoli quanto una naturale inclinazione degli uomini a vivere insieme. Il genere umano non é fatto di solitari e di solivagi ma di esseri generati in modo che anche se avessero la più grande abbondanza di beni … “tutte le cose eccellenti hanno un qualche fondamento naturale tanto che né le virtù né la società riposano su d’una semplice convenzione. E quelle società, formatesi per le ragioni che ho già esposte, si scelsero dapprima una sede fissa per il loro domicilio e questo luogo, fortificato dalla loro arte e dalla natura e raggruppante insieme tutte le case, dopo averlo diviso con piazze e avervi costruiti i templi, chiamarono castello o città. Ogni popolo dunque, cioè quella particolare riunione di gente ch’io vi ho già definita: ogni Stato, cioè il particolare assetto politico d’un popolo: ogni Repubblica, effe com’ho detto, é del popolo il bene comune, ha bisogno, se vuol durare, d’un governo intelligente. E questa intelligenza di governo va riferita, innanzi tutto, alla causa cui lo Stato deve la sua origine. Il governo dev’essere quindi affidato o ad uno solo o ad una scelta di cittadini o a tutta la moltitudine: per cui, quando tutto il potere si riassume in un uomo solo, quell’unico governante noi chiamiamo “re” e chiamiamo “regno” il suo Stato. Quando, invece, ci sia una scelta di governanti, allora si dice che quello é retto da un’aristocrazia. Ed é, infine, uno Stato democratico – come si suol dire – quello in cui tutto il potere é nelle mani del popolo. E ognuna di questi tre generi di costituzione, purché sappia mantenere il vincolo che primo riunì gli uomini in una società politica, per quanto imperfetto esso genere sia e mai del tutto buono a mio parere, può esser tuttavia tollerabile; e, a seconda dei tempi, una di queste costituzioni può anche essere preferibile ad un’altra. Si tratti d’un re giusto e saggio 0 d’una oligarchia o dello stesso popolo (benché di quest’ultimo ci sia da fidarsi meno che d’ogni altro), purché non ci siano né ingiustizie né passioni, 1o Stato può sempre continuare a reggersi.

 – La migliore forma di governo (De re publica I, 45, 69)

Quod ita cum sit, ex tritus primis generibus longe praestat mea sententia regium, regio autem ipsi praestabit id quod erit aequatum et temperatum ex tribus primis rerum publicarum modis. placet enim esse quiddam in re publica praestans et regale, esse aliud auctoritati principum inpartitum ac tributum, esse quasdam res servatas iudicio voluntatique multitudinis. haec constitutio primum habet aequabilitatem quandam [magnam], qua carere diutius vix possunt liberi, deinde firmitudinem, quod et illa prima facile in contraria vitia convertuntur, ut exsistat ex rege dominus, ex optimatibus factio, ex populo turba et confusio; quodque ipsa genera generibus saepe conmutantur novis, hoc in hac iuncta moderateque permixta constitutione rei publicae non ferme sine magnis principum vitiis evenit. non est enim causa conversionis, ubi in suo quisque est gradu firmiter collocatus, et non subest quo praecipitet ac decidat.Stando così le cose, fra le tre forme fondamentali di governo, per me la monarchica è di gran lunga la migliore. Ma la stessa monarchia la cede a quella costituzione in cui le tre forme predette siano contemperate e s’equilibrino perfettamente fra loro. È bene infatti che, in uno Stato, ci sia qualcosa di sommo e di regale, e, d’altra parte, che si conceda equamente qualcosa all’autorità dei grandi e che, infine, qualche materia sia riservata al giudizio e alla volontà della moltitudine. Questa costituzione ha, innanzi tutto, una certa grandiosa imparzialità della quale non possono mai a lungo fare a meno i popoli liberi, ed ha poi la stabilità, mentre tutte le altre forme cadono al più presto nell’eccesso contrario e da un re nasce un tiranno, e dai grandi la fazione e dal popolo la setta e la confusione. E tutte queste forme si alternano e si succedono senza fine, cosa che, in questa costituzione mista e ben temperata, non potrebbe mai avvenire senza gravi torti dei capi. Non ci potrebbe essere infatti ragione di mutamenti in una società in cui ogni parte abbia il posto che le compete e non abbia sotto di sé alcunché su cui piombare.

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