Il numero dei parlamentari

Da un po’ di tempo a questa parte, è molto di moda proporre la riduzione del numero dei parlamentari, enfatizzando la relativa riduzione del costo senza tenere in alcun conto le funzioni istituzionali degli stessi e facendo paragoni con altri paesi esclusivamente in base al rapporto fra numero dei parlamentari e popolazione, senza tenere in alcun conto né le differenze istituzionali fra un paese e l’altro né la differente legislazione elettorale. Tutto ciò è pura demagogia.

Ad esempio, nel Regno Unito i membri della Camera dei Comuni sono eletti con il sistema uninominale a maggioranza semplice ed ogni parlamentare rappresenta il collegio in cui è stato eletto: ciò ne giustifica il numero elevato.

In Italia i deputati non rappresentano né il loro collegio né il partito che li ha eletti (Cost. art. 67), essi vengono eletti con un sistema semi-proporzionale che sembra si voglia riportare a proporzionale puro, per di più con liste bloccate. Ciò significa di fatto che l’elettore sceglie il partito, ma sono le segreterie di partito a scegliere i deputati: se questi sono i presupposti, sarebbe sufficiente un organismo formato in maniera simile ad un consiglio di amministrazione, formato dai soli rappresentanti dei partiti con diritto ad un voto ponderato in base al risultato elettorale, realizzando così nella realtà ciò che Hans Kelsen vedeva come un incubo.

Rif: articolo di Paolo Armaroli sul Sole 24 Ore del 27/08/19

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