Civiltà europea e controcultura

Gli eventi degli ultimi anni danno la sensazione che l’idea dell’unità europea, sviluppatasi a partire dagli anni ’50 del XX secolo, volga tristemente al tramonto. Viene spontaneo domandarsi se fra cinque anni esisterà ancora una moneta comune e se fra dieci anni esisterà ancora l’ Unione Europea, viene anche spontaneo chiedersi se il declino della civiltà occidentale possa essere arrestato e rivolto ad un nuovo sviluppo, o se almeno possa essere ritardato.
Su tale argomento molto è stato scritto, partiamo dalla Storia d’Europa di Livet e Mousnier (1980) che varrebbe la pena di rileggere integralmente o, per lo meno, di riprendere le conclusioni.
Il sesto volume della Storia d’Europa a cura di Georges Livet e Roland Mousnier (Euroclub, 1983 – l’opera originale ha il titolo Histoire générale de l’Europe ed è stata pubblicata nel 1980 dalle Presses Universitaires de France, Paris) ha per argomento il Novecento e per autori Frainçiois-George Dreyfus e Georges Livet.
In particolare facciamo riferimento all’ultimo capitolo, il cui titolo è “Conclusioni” con sottotitolo “Continuità e Prospettive”.
Il capitolo è diviso in sezioni: la crisi della coscienza europea, la potenza dell’Europa, le condizioni per l’Europa, alcuni dei problemi dell’Europa. Dopo oltre 25 anni dalla pubblicazione, vale la pena di rileggere almeno il capitolo delle conclusioni, se non altro per verificare se tali conclusioni sono vere anche oggi o se talune di esse possano essere modificate, ed in che modo.
La crisi della coscienza europea
Gli autori sostengono che gli europei, che in Europa sono colpiti fra le loro differenze, solo oltremare si rendono conto delle loro somiglianze e di tutto ciò che distingue la civiltà europea dalle altre. A parte le considerazioni relative all’Unione Sovietica, oggi non più valide, gli autori sostengono la necessità per l’Europa di costituirsi in entità autonoma. Il supporto degli Stati Uniti è considerato aleatorio, sia per la tendenza all’isolamento e per la scarsa comprensione degli altri popoli sia per l’indebolimento causato dalla psicanalisi per cui “ogni nobile sentimento, ogni progetto generoso è soltanto il frutto di traumi infantili e non ha quindi alcun valore”.
L’Europa occidentale, pertanto, costretta a diventare americana, era minacciata di diventare sovietica e l’unica via di scampo era “unirsi ed armarsi”: oggi, con l’evoluzione della Russia e la diversa situazione geoplotica, queste conclusioni devono essere evidentemente riviste anche se la via di scampo sembra essere rimasta la stessa.
Gli autori inoltre elencano le difficoltà del processo di unificazione:
  1. la crisi della coscienza europea, conseguenza delle due guerre mondiali (oggi si tende sempre più a considerarle fasi di una sola guerra, come la guerra dei trent’anni nel XVII secolo) e dalla necessità di usare, per vincere, tutti i mezzi disponibili ignorando i valori tradizionali
  2. il ripegamento su di sé e la paura delle novità, accompagnati ad un crescente egoismo e ad una scarsa disponibilità all’impegno; fra l’altro, ne sono sintomo i moti particolaristici, autonomistici e separatistici
  3. i miti dell’età dell’oro, contro la civiltà, in particolare
    1. il “buon selvaggio”, esaltazione illusoria dell’ieri, che altro non è se non la perdita di fiducia dei valori europei o la negazione del fatto che l’Europa ne abbia; atteggiamento che già si trova in Erodoto ed in Tacito, viene ripreso da Montaigne, Rousseau, Gaugin e riprende vigore nei momenti di crisi
    2. l’ “uomo nuovo”, esaltazione illusoria del domani, sia esso anarchico, fascista, comunista, nazionalsocialista, giacobino o qualcos’altro, affrancato dal retaggio della storia, della tradizione e della stessa civiltà  
    3. il “saggio asiatico”, esaltazione illusoria dell’altrove, filosofo di civiltà millenarie presunte statiche, gli europei esaltano senza conoscerle dottrine orientali e si rifiutano di conoscere ciò che hanno in casa e che è superiore a tutto ciò che può trovarsi altrove
  4. il surrealismo, mito della rivoluzione innanzitutto e sempre con assoluto distacco dalle idee che stanno alla base della civiltà europea, con la volontà di essere i distruttori dell’Europa e di “dare sempre una mano al nemico”
  5. la controcultura, che a partire dagli anni ’50 del XX secolo ha iniziato, nelle sue diversificate forme, ad esaltare l’individualismo e la ricerca del piacere e della sioddisfazione personale (e che sembra, agli inizi del XXI secolo,  essere diventata la cultura dominante) con una visione apocalittica del futuro; gli autori definiscono la controcultura come un comportamento da bambini viziati dai genitori in tempi di abbondanza ed incapaci di qualsiasi impegno o sforzo, cui insegnanti e genitori, evitandio loro ogni obbligo e difficoltà, hanno creato il “complesso suicida”, a livello di popolo anche se non a livello individuale
  6. la crisi delle Chiese cristiane, sia della Chiesa cattolica romana che delle chese protestanti; l’autore non fa’ cenno alle Chiese orientali, che all’epoca erano ancora perseguitate dai regimi comunisti (le Chiese del silenzio)
  7. il modernismo, movimento di idee suscitato dalla critica filosofica kantiana ed evolutosi in un movimento tendente a rinnovare la Chiesa adeguandio i suoi dogmi al pensiero moderno, per risolversi infine nell’agnosticismo, racchiudendo la ragione umana nel cerchio fenomenico
  8. i neocristiani, che pretendono di recuperare il cristianesimo delle origini con una radicale ribellione nei confronti della civiltà europea
Ai punti sopra citati, gli autori, se scrivessero oggi, aggiungerebbero il pensiero debole ed il relativismo, che all’epoca non si erano ancora manifestati nella loro forma attuale ma che di fatto si possono ritrovare, ancorché in forma embrionale, nei punti precedenti
La potenza dell’Europa
Gli autori fanno presente che, anche se l’Europa sta affrontando una fase di relativo declino, sono le idee europee che guidano il mondo e porta ad esempio il “libretto rosso” di Mao, che non contiene nulla di cinese ma è un miscuglio di marxismo-leninismo e di comune buonsenso.
Le condizioni per l’Europa
Quali sono le condizioni perché esista un’Europa unita creata dall’Europa stessa? La condizione fondamentale è la fedeltà a certi valori della sua storia, che si ritrovano per tutto l’arco della sua esistenza, sia pur con debolezze ed errori. In particolare:
  1. il rispetto della persona umana, tendenza costante della civiltà europea riassunta nella dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948) e che appare, agli occhi delle altre civiltà, come una concezione specificamente europea; il concetto di un Dio personale e trascendente insieme al concetto cristiano della SS. Trinità hanno svolto un ruolo molto importante in questa elaborazione
  2. l’individualismo per il bene comune, incoraggiato dal rispetto e dal culto per la persona umana, che impone lo sviluppo integrale della persona stessa rifiutando dottrine e pratiche che lo impediscono; il rispetto per la persona umana impone il rispetto per la continuazione della specie con il rifiuto di qualsiasi forma di aborto ed infanticidio
  3. l’amore per la verità, individuabile a partire dai Greci nel VI secolo a.C., cioè la corrispondenza della mente alla realtà e l’accordo del pensiero con se stesso
  4. la libertà, che implica il pluralismo di convinzioni e di opinioni ma anche l’ordinamento degli uomini, in collaborazione fra loro, in un sistema gerarchico bene inquadrato; un consenso sulla base di un principio di giustizia che si può esprimere come “a ciascuno il suo” (principio del diritto romano) oppure “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” (dal Vangelo); la libertà pertanto non è intesa come libertà assoluta, non significa poter fare in ogni momento ciò che si vuole, ma implica un ordine sociale e politico
  5. la proprietà, non necessariamente la proprietà quiritaria con diritto di uso ed abuso, ma per lo meno la proprietà sgombra di costrizioni, inviolabile e sacra; tuttavia anche la proprietà medievale, a più livelli e soggetta a limiti e doveri, ma vincolata da precise norme giuridiche, era una forma di proprietà (pur accettando il concetto di proprietà familiare, di proprietà di corpi o comunità, la cultura europea ha sempre rigettato il concetto di proprietà collettiva)
  6. il senso della misura, identificato nel rispetto delle persone morali e dei corpi intermedi  (oggi faremmo riferimento al principio di sussidiarietà) ed in un giusto equilibrio fra federalismo e forza dello Stato
  7. il senso della missione (universalismo) , cioè la tendenza a portare nelle altre parti del mondo ciò che l’Europa ritiene meglio per sé unitamente alla capacità di accogliere ed assimilare elementi nuovi trasformandoli in qualcosa di europeo
  8. il rispetto della ragione, che non deve spingersi ad un razionalismo portato alle estreme conseguenze che può portare all’assurdo
Alcuni dei problemi dell’Europa
L’autore si limita ad elencare alcuni fra i problemi che gli europei dovranno affrontare:
  1. il problema demografico, causato da insufficiente natalità: perché cui sia un’Europa debbono esserci gli europei.
  2. l’istruzione, a livello elementare, che non deve perdersi in deludenti pedagogie bensì dare il sensi di appartenenza ad una gerarchia di comuniutà, ed a livello superiore, tecnico e professionale
  3. i rapporti con il mondo, i rifornimenti di materie prime e la produzione di energia
  4. la concorrenza mondiale
  5. i rapporti con etnie diverse (l’autore usa il termine “razza”, oggi considerato dispregiativo ma accettato all’epoca)
  6. i rischi derivanti dalla precaria stabilità geopolitica e l’impossibilità di restare neutrali, solo un’Europa unita può avere un atteggiamento autonomo (l’autore fa’ riferimento ad una situazine geopolitica in cui ancora esistevano i due blocchi con a capo USA ed URSS, ma alcune delle sue considerazionirestano valide nella diversa situazione odierna)
Gianluca di Castri

 

19/03/2016

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