Fermare il declino

 

La presente nota ha lo scopo di commentare le dieci proposte per fermare il declino, così come riportate sul sito omonimo, promosso dall’associazione ALI (Alleanza Lavoro e Impresa),  in data odierna.
Essa è conforme al commento già inviato ai gestori del sito http://www.fermareildeclino.it    con mio messaggio di posta elettronica prot. 12/1615, anch’esso in data odierna, sia pur con alcune integrazioni e precisazioni.
Premetto che, pur condividendo alcune fra le finalità dell’ iniziativa, che è comunque lodevole, ritengo che essa possa essere migliorata, in particolare in alcuni punti che mi sembrano affrontati in maniera superficiale.
Ritengo che, prima di analizzare gli aspetti economici, sia indispensabile affrontare alcuni problemi  di lungo periodo, in particolare:
  • declino demografico: se non si affronta il declino demografico, voler semplicemente fermare il declino è un’iniziativa velleitaria e destinata al fallimento, oltre che inutile; certo, non è possibile costringere la popolazione a fare figli, ma è possibile creare quelle condizioni al contorno che lo rendano possibile, se ci sono riusciti in Francia ciò significa che si tratta di iniziative fattibili
  • riforma costituzionale: il paese ha bisogno di una riforma che permetta all’esecutivo di governare in maniera stabile e che riduca il potere dei partiti politici, al momento l’unica soluzione realisticamente possibile mi sembra un sistema di tipo francese, con una presidenza di lunga durata, con forti poter arbitrali ed una riserva di poteri di emergenza ed un governo che abbia i poteri necessari per governare (il continuo ricorso al voto di fiducia per ottenere l’approvazione delle leggi, disfunzione non recente del nostro sistema, è di fatto equivalente a governare per decreti, ma allora perché non dare al governo il potere di governare?)
  • costituzione europea: a livello europeo, è necessario che l’Europa definisca la propria identità, altrimenti è condannata a restare una mera entità di coordinamento economico e normativo (diametro della pizza, gambo dei carciofi e simili amenità) senza porsi come vero soggetto internazionale; personalmente ritengo che l’Europa debba ritrovare le proprie radici cristiane (per approfondire propongo la lettura dei libri di Christopher Dawson e di Rodney  Stark)
  • regole monetarie: a livello internazionale è in corso un dibattito sulle regole da introdurre nella creazione di moneta, alcuni economisti della scuola austriaca hanno proposto un ritorno alla parità aurea, altri l’istituzione di una parità con un paniere di beni o persino un riferimento a parametri energetici (ipotesi stravagante, ma che merita una riflessione). Una proposta globale per “fermare il declino” non può non prendere in considerazione questo punto.
Ciò premesso, possiamo venire all’analisi delle “dieci proposte”
  1. Ridurre il debito pubblico alienando gli immobili ed altre attività dello stato è una buona cosa, tuttavia un’operazione pari al 26% del PIL in cinque anni, per di più in un periodo di scarsa liquidità, avrebbe effetti devastanti causati dall’eccesso dell’offerta sulla domanda, con conseguenti vendite ad estremo ribasso; inoltre è giusto porsi una domanda relativa all’identità dei potenziali acquirenti, in particolare in periodi di scarsa o carente liquidità. Nella storia simili operazioni sono sempre state un disastro (in passato si trattava dell’alienazione dei beni ecclesiastici, ma è esattamente la stessa cosa), per cui la proposta merita una considerazione molto più approfondita e dettagliata e deve essere probabilmente riferita ad un lasso di tempo più lungo. Vale la pena di valutare l’opportunità di un parziale consolidamento del debito pubblico, eseguito con operazioni di mercato e non con operazioni forzose, tramite l’emissione di titoli irredimibili (come la rendita perpetua del 1935, però stavolta a tasso variabile)
  2. La riduzione della spesa pubblica è un altro obiettivo condivisibile, tuttavia perché si possa fare qualcosa bisogna, come peraltro dichiarato nella proposta, avere il coraggio di ragionare secondo il criterio noto come principio di Pareto o “legge 80/20”, agendo sulle cause di maggior rilievo: la proposta dovrebbe essere maggiormente articolata.
    1. In particolare, per quanto riguarda il sistema pensionistico, esso non può essere affrontato se non si tiene in debito conto il problema demografico e non può essere risolto se in pari tempo non si migliorano le prospettive demografiche;
    2. vale la pena di valutare di introdurre, in alternativa al sistema pensionistico statale, un reddito minimo universale (l’incidenza delle contribuzioni sociali sul PIL permette di valutare questa possibilità).
    3. Alla riduzione della spesa pubblica va affiancata una riforma della contabilità nazionale (che è ancora di fatto ferma all’impianto del 1925), che peraltro era già stata iniziata con il progetto SIOPE, giungendo ad un consolidato del bilancio dello stato e degli enti locali e, se possibile, ad un controllo di gestione. Inoltre è indispensabile ridurre il numero dei livelli di governo, abolendo senza ulteriori indugi il livello provinciale (o, se si preferisce, quello regionale, ma sembra una strada meno praticabile).
    4. Non si deve infine dimenticare che l’Italia ha un enorme patrimonio di beni artistici e culturali, che è possibile trasformare da puro “costo” in “risorsa”.
  3. Ridurre la pressione fiscale e semplificare il sistema è anch’essa una buona proposta, ma è necessario qualificarla, in modo da garantire un’imposizione equa e senza duplicazioni o ridondanze. Vale la pena di considerare, in base ai numeri della contabilità nazionale, se sia possibile
    1. coprire il fabbisogno degli enti locali con un’imposta omni-comprensiva di tipo fondiario
    2. coprire il fabbisogno dello stato, almeno in buona parte, con l’imposizione indiretta, limitando le imposte sul reddito (dalle quali dovrebbero essere esclusi i redditi fondiari per evitare duplicazioni)
  4. Forse si potrebbe prendere a modello, sia pure con i debiti aggiornamenti, il sistema di mercato regolato che fu realizzato nella Germania degli anni ’50 dello scorso secolo.
  5. Nessun commento; vedere anche l’ipotesi sul reddito minimo al punto (2)
  6. Sono d’accordo in linea di massima, a parte i meccanismi premianti per chi denuncia i reati di corruzione che potrebbero essere controproducenti.
  7. Sono d’accordo sull’idea, che deve però essere qualificata con una proposta.
  8. Sono d’accordo sull’idea, che deve però essere qualificata con una proposta. Vale la pena di prendere in considerazione gli studi sull’organizzazione del lavoro e l’equa retribuzione iniziati dal Tavistock Institute (a partire dal 1948) ed in particolare da E. Jaques.
  9. Non dimentichiamo che la scuola e l’università devono formare la persona, non fabbricare individui a misura d’azienda. Da parte loro, le aziende devono strutturarsi per fare formazione al loro interno, come avviene ad esempio nel Regno Unito.
  10. La parola “federalismo” è abusata, forse è meglio ritornare a parlare di decentramento e del principio di sussidiarietà, applicato nei riguardi di tutti i corpi intermedi, territoriali o no. Per quanto riguarda il Meridione, l’ affermazione sulla politica fallimentare è corretta ma deve essere riferita non a 50, bensì a 150 anni in quanto è possibile dimostrare, con dati numerici, che il divario fra Nord e Sud si è creato dopo il 1861.
Gianluca di Castri – 23/10/2012

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