Vi sono molte applicazioni utilizzabili su Android e talora anche su PC che sono interessanti o talora divertenti, fino a qui nulla di strano. Esse vengono offerte spesso a titolo gratuito, con la condizione, palese o tacita, che abbiano un contenuto pubblicitario: ciò ha senso perché chi ha progettato l’applicazione ha speso il suo tempo ed è giusto che sia in qualche modo remunerato.
Dopo un certo tempo, in particolar modo in quei casi in cui l’applicazione è interessante ma il contenuto pubblicitario è eccessivo, o per lo meno ritenuto tale dall’utente, viene spontanea l’iniziativa di acquistarla. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, l’opzione di acquisto non è presente e viene proposto un abbonamento quasi sempre su base settimanale. E qui è necessaria un po’ di attenzione.
Proprio oggi, per un’applicazione divertente, che in definitiva era solo un gioco da settimana enigmistica, mi sono state richiesti 5.20 €/settimana. In fondo cosa sono 5.20 € ? Nulla, più o meno 4 caffé.
Vero, tuttavia le settimane in un anno sono 365/7=52.1 (trascuriamo per il momento gli anni bisestili) e pertanto il nostro canone settimanale corrisponde a circa 271 €/annui. In fondo cosa sono 271 € ? Una cena per 4 persone in un ristorante di medio livello.
Facciamo ora un altro calcolo: una rendita perpetua di 271 € a cosa corrisponde in termini di capitale? Oggi i tassi sono ai minimi storici, tuttavia il tasso di un mutuo a lungo termine si avvicina al 3%, se assumiamo a titolo esemplificativo questo valore come riferimento il calcolo è presto fatto: 271 / 0,03 = 9033.33 €
Il tasso che ho applicato può essere discutibile, se avessi applicato il classico 5% avrei ottenuto solo 5410.00 € che sono comunque una cifra considerevole per l’acquisto di un’applicazione.
Si può anche discutere sul fatto di aver considerato una rendita perpetua, perché in definitiva posso interrompere l’abbonamento quando voglio (se mi ricordo di farlo e ho conservato le credenziali: in caso contrario posso farlo se ho pagato con PayPal, ma se ho lasciato un numero di carta di credito devo aspettare che scada).
Comunque si tratta di un argomento sul quale vale la pena di riflettere.
Nota: non so se il temine “truffa” sia corretto dal punto di vista legale, per questo motivo ho utilizzato le virgolette. L’art 640 CP recita “chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032”: giudicate voi.
