Dal sito di Francesco di Castri: https://francescodicastri.wordpress.com/2025/07/07/oi-dialogoi-meros-tetraton/
“Platone, quando ti vediamo così crucciato, sappiamo già che sei stato in viaggio da qualche parte e che questo viaggio ti ha donato più dubbi che certezze! Ancora in Enotria?”
“Certo! Socrate, mio venerabile maestro, e tu, Aristotele, mio caro allievo, ho osservato un’altra singolare usanza in Enotria, forse ancora più perniciosa della vana ricerca di ricchezze o dei giochi di sfera.”
“E di cosa si tratta, o Platone? Il tuo sguardo sembra più turbato del solito.”
“Riguarda l’arte del governo, Maestro, e il modo in cui il popolo si rapporta ad essa. Ricordi quando le agorà risuonavano di voci diverse, ognuna con la sua argomentazione, pur provenendo da fazioni opposte? Si discuteva con veemenza, ma alla fine si tornava a casa, riconoscendo la legittimità dell’avversario.”
“Intendi dire che, pur essendoci la destra e la sinistra, come i due lati di una strada, si riconosceva la strada stessa come comune?”
“Esatto, Aristotele! Ma ora, quel terreno comune sembra essersi inaridito. Il dibattito politico è divenuto un campo di battaglia dove non esiste più la sfumatura. Se un cittadino esprime un’opinione, e questa non si allinea perfettamente con il pensiero di una fazione, viene immediatamente etichettato come appartenente all’altra. Non vi è più spazio per il pensiero indipendente, per il dubbio, per la ricerca di una terza via.”
“Dunque, se non si è con loro, si è contro di loro?”
“Precisamente, Maestro! È come se il mondo si fosse diviso in due grandi schiere, e ogni uomo fosse costretto a dichiarare la sua fedeltà incondizionata a una di esse. E chi tenta di porsi al di fuori, o di criticare aspetti di entrambe, viene visto con sospetto, se non con aperta ostilità.”
“E quali sono le conseguenze di questa divisione così netta? Non porta forse a un indebolimento del corpo sociale?”
“Ah, caro Aristotele, le conseguenze sono nefaste. Il dialogo si spegne, sostituito da un continuo rincorrersi di accuse e di rigide affermazioni. Si predilige il compiacimento della propria schiera piuttosto che la ricerca della verità o del bene comune. E così, ogni problema, ogni discussione, viene incasellato in questi due unici grandi blocchi, rendendo impossibile la risoluzione autentica.”
Timone: (avvicinandosi, con un’espressione pensierosa) “Maestri, ho anch’io notato questa strana infermità nel corpo politico. Sembra che la causa risieda non tanto in una mancanza di intelletto, quanto in una paura della complessità. È più semplice aderire a un’unica bandiera, ricevere le verità già confezionate dai propri capi, piuttosto che affrontare la fatica del discernimento, del pesare ogni singola argomentazione.”
“Parli bene, giovane Timone. La paura della fatica intellettuale è un male antico. Ma vi è forse un’altra causa?”
“Sì, Maestro. Vi è la ricerca del potere a ogni costo. Se il dibattito è una lotta senza quartiere, allora la vittoria non dipende più dalla forza delle argomentazioni o dalla giustezza delle proposte, ma dalla capacità di annientare l’avversario, di renderlo inascoltabile agli occhi del popolo. E per fare ciò, è più facile dipingerlo come un nemico, non come un oppositore. La calunnia, la derisione, la distorsione del pensiero altrui diventano armi predilette.”
“Dunque, la verità è sacrificata sull’altare della vittoria politica. Ma come si può curare un tale morbo?”
“La cura, per quanto ardua, risiede nel ripristinare il valore del dialogo autentico e della ricerca del bene comune. Innanzitutto, i governanti stessi dovrebbero dare l’esempio, dimostrando che è possibile confrontarsi senza odio, che l’ascolto dell’altro non è debolezza ma forza.”
“E il popolo, Platone?”
“Il popolo deve essere educato, Maestro, a diffidare delle verità assolute imposte da una sola parte. Deve essere incoraggiato a ragionare con la propria testa, a cercare le sfumature, a comprendere che la complessità è parte della realtà e che le soluzioni vere raramente risiedono in una sola campana. Bisogna riempire i templi della conoscenza e svuotare i mercati della rissa verbale.”
“Ma come si può convincere chi trae beneficio dalla dicotomia a cambiare?”
“Non sarà facile, giovane Timone. La via della virtù è sempre la più difficile. Ma è l’unica che può salvare la polis dalla sua stessa distruzione. Forse, il ritorno a una forma di educazione civica basata non sull’obbedienza, ma sul pensiero critico e sul rispetto reciproco, potrebbe essere il primo, piccolo passo. E la consapevolezza che, senza un dialogo sincero, ogni decisione, per quanto frutto di vittoria di parte, sarà sempre fragile e precaria.”
