Vi sono gli scrittori di professione e vi sono coloro che, a tempo perso, si dilettano a scrivere qualche racconto e, a un certo punto, pensando in realtà alla propria morte che si avvicina, con passo lento ma costante, decidono di pubblicarli perché ne resti traccia da qualche parte.
Io appartengo a quest’ultima categoria: ho pubblicato diversi articoli e libri di carattere professionale ma ad un certo punto mi sono reso conto di avere detto tutto ciò che avevo da dire e che pertanto avrei potuto solo ripetermi ed a questo punto ho deciso di scrivere qualcosa di diverso. Ho iniziato con i racconti brevi, se qualcuno fosse così folle da volerli leggere li può trovare su Amazon, basta cercare il mio nome.

Mi sto ora dilettando a scrivere un “romanzo storico ambientato nel futuro”, più o meno fra un migliaio di anni, che penso di pubblicare entro la fine del corrente 2025 o al più tardi nei primi mesi del 2026.
In realtà, ho sin da molto giovane coltivato delle visioni fantastiche di mondi diversi, in cui convivevano passato e futuro, e su alcuni di questi avevo anche scritto qualche appunto: di trattava di appunti di tipo pseudo-storico, anche se di una storia lontana ed irreale, in cui i personaggi erano solo identificati dal loro ruolo, proprio come in un libro di storia.
Lo stato di Meridia, ad esempio, è nato sia pur senza questo nome quando anche frequentavo la quinta ginnasio: una storia senza personaggi ispirata in realtà ad una composizione di episodi storici reali, e così è accaduto per altri casi sino ad immaginare un mondo in cui esistessero civiltà di epoche diverse, sia pur tutte più o meno allo stesso livello tecnologico: in questo mondo immaginario ad esempio l’Impero Romano, alleandosi con le Spagne del XVII secolo, avrebbe potuto fare la guerra ai Persiani alleati, perché no, con gli Stati Uniti.
La Meridia, ad esempio, prima di trovare la sua collocazione sul pianeta Persefone, ha soggiornato per molti anni in Corsica per poi trasferirsi in Algeria settentrionale, con il nome di Repubblica Mediterranea ma più o meno con la stessa storia e la stessa forma di governo: in una Algeria in cui tuttavia si parla una lingua a base neolatina e vagamente ispirata alla lingua franca medievale, lingue di cui ho anche immaginato qualche frase. In realtà, in Africa Settentrionale prima del VII secolo, oltre al berbero era diffusa una lingua neolatina (al Latini al Afriki), probabilmente simile al sardo.
Il problema più difficile era comunque dove trovare posto per l’Impero Romano senza alterare la mia geopolitica immaginarie, per un po’ tempo esso ha soggiornato in Antartide, ma c’è un clima troppo freddo per le minigonne. Ho pensato allora ad un enorme pianeta toroidale ove potessero coesistere tutte le civiltà, ma ovviamente l’accelerazione di gravità sarebbe stata enorme: per immaginare un pianeta più grande senza modificare l’accelerazione di gravità di deve giocare su una diversa densità, ma d’altra parte non si può fare una bolla di sapone, il pianeta deve pur stare insieme in qualche modo.
Per questo ho articolato il sistema su più pianeti nel sistema solare: in fondo sono secoli che gli astronomi cercano il decimo pianeta, a questo punto perché non metterne anche qualcuno in più, confortato in questo da recenti osservazioni che lasciano pensare che nel Sistema Solare vi sia ancora molto da scoprire.
Nel sistema solare, perché gli scrittori di fantascienza, anche i più pregevoli, non sono mai riusciti a pensare qualcosa di convincente per il volo a velocità superiore a quella della luce, e non ci riesco neanche io. C’è sempre il teletrasporto, ma anche quello non mi ha mai convinto, inoltre desta una serie di problemi filosofici che non sono in grado di risolvere: in realtà negli ultimi anni si comincia a pensare sempre più alla vita come un fenomeno quantistico, e questo permetterebbe di dare una base scientifica al teletrasporto e persino all’immortalità dell’anima, ma si tratta di teorie ancora allo stato iniziale, ancorché fra coloro che le stanno studiando vi sia almeno un premio Nobel.
E veniamo infine all’epoca, anche qui le sorti sono state mutevoli: in fondo il mondo che immagino è tecnologicamente più avanzato dell’attuale ma non in maniera sconvolgente per cui ho deciso di portarmi avanti di solo mille anni e di ambientare il mio romanzo verso l’anno tremila. In definitiva, mille anni sono sufficienti a immaginare tutto ciò che si vuole: basta pensare a un uomo dell’anno mille che si trovi teletrasportato in una stazione della metropolitana o in un aeroporto.
Per fare coerenza al sistema ho dovuto disegnare mappe immaginarie, creare strutture economiche, politiche e sociali (col senno di poi la parte più importante del lavoro) che, non potendo inserire nel testo per non appesantirlo eccessivamente ma, d’altra parte, non volendo che vadano perdute, inserirò in allegato in un “ecceterario”.
Coloro che fossero così folli da voler leggere il libro che sto scrivendo, articolato come un “romanzo storico ambientato nel futuro” devono avere ancora un po’ di pazienza. Lo troveranno in vendita agli inizi del prossimo anno.
