PAURA DELLA VECCHIAIA DEI TUOI GENITORI?

Ripropongo un testo in data 14/08/2024 dal mio amico Vincenzo Covelli su Facebook. Fonte: https://www.facebook.com/notizienonsolo

Vale davvero la pena leggerlo, lo condivido integralmente:

“Si verifica una rottura nella storia della famiglia, dove le età si accumulano e si sovrappongono e l’ordine naturale perde senso: è quando il figlio diventa il padre di suo padre”.

È quando il padre diventa anziano e inizia a muoversi come se fosse nella nebbia. Lento, lento, impreciso. È quando uno dei genitori che ti teneva saldamente per mano quando eri piccolo non vuole più stare da solo. È quando il padre, una volta fermo e insuperabile, si indebolisce e prende fiato due volte prima di alzarsi.

È quando il padre, che in passato comandava e ordinava, oggi sospira, geme e cerca dove siano la porta e la finestra: ogni corridoio ora è lontano. È quando uno dei genitori, una volta attivo e lavoratore, non riesce a vestirsi da solo e non ricorda di prendere le medicine.

E noi, come figli, non faremo altro che accettare che siamo responsabili di quella vita. Quella vita che ci ha generato dipende dalla nostra vita per morire in pace.

Ogni figlio è il padre della morte di suo padre. Forse la vecchiaia del padre e della madre è curiosamente l’ultima gravidanza. La nostra ultima lezione. Un’opportunità per restituire le cure e l’amore che ci hanno dato per decenni.

E così come adattavamo la nostra casa per accudire i nostri bambini, bloccando le prese elettriche e mettendo i cancelli di sicurezza, ora cambieremo la disposizione dei mobili per i nostri genitori.

La prima trasformazione avviene nel bagno. Saremo i genitori dei nostri genitori, ora metteremo un maniglione nella doccia. Il maniglione è emblematico. Il maniglione è simbolico. Il maniglione è inaugurare il “rimescolamento delle acque”. Perché la doccia, semplice e rinfrescante, ora è una tempesta per i vecchi piedi dei nostri protettori. Non possiamo lasciarli soli neanche per un momento.

La casa di chi si prende cura dei propri genitori avrà sostegni lungo le pareti. E le nostre braccia si estenderanno in forma di corrimano.

Invecchiare è camminare sostenendosi agli oggetti, invecchiare è persino salire scale senza gradini. Saremo estranei nella nostra stessa casa. Osserveremo ogni dettaglio con paura e incertezza, con dubbio e preoccupazione.

Saremo architetti, designer, ingegneri frustrati. Come non abbiamo previsto che i nostri genitori si sarebbero ammalati e avrebbero avuto bisogno di noi? Ci lamenteremo dei divani, delle statue e delle scale a chiocciola. Rimpiangeremo tutti gli ostacoli e il tappeto.

Felice il figlio che è il padre di suo padre prima della sua morte, e povero il figlio che appare solo al funerale e non dice addio un po’ ogni giorno.

Il mio amico Joseph Klein accompagnò suo padre fino agli ultimi minuti. In ospedale, l’infermiera stava per spostarlo dal letto alla barella, cercando di cambiare le lenzuola, quando Joe gridò dal suo posto: “Lascia che ti aiuti.” Raccolse le forze e per la prima volta prese suo padre tra le braccia. Appoggiò la testa di suo padre contro il suo petto.

Sistemò sulle sue spalle suo padre consumato dal cancro: piccolo, rugoso, fragile, tremante. Rimase ad abbracciarlo per un bel po’, il tempo equivalente alla sua infanzia, il tempo equivalente alla sua adolescenza, un bel po’, un tempo interminabile. Cullando suo padre da un lato all’altro. Accarezzando suo padre. Calmandolo. E diceva a bassa voce:

“Sono qui, sono qui, papà!” “Quello che un padre vuole sentire alla fine della sua vita è che suo figlio è lì.”

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