Nella nostra tradizione, oltre all’identità personale, esiste il concetto più o meno forte di identità familiare, che si concretizza nella volontà di conoscere i propri antenati, di confrontarsi con essi e di conservarne o recuperarne la memoria storica. Sottolineo quest’ultimo aspetto che ritengo fondamentale nella definizione e nel mantenimento di un’identità. Uno dei principali strumenti di tale identificazione è il cognome.
Persone che, incontrandosi per la prima volta, si accorgono di avere lo stesso cognome tentano non di rado di comprendere se sono parenti; talvolta lo sono, ancorché lontani, e bene o male condividono una comune identità.
Negli ultimi secoli e nella gran parte dei paesi il cognome è stato trasmesso per via patrilineare. In alcuni paesi si aggiungeva il cognome materno interponendo una congiunzione o senza alcuna interposizione: fra questi la Spagna, il Regno di Sicilia e, sia pur con limitazioni, il Regno di Napoli. In Portogallo ed in Brasile vigeva e tuttora vige un sistema più complesso, in Spagna nel XVI secolo si utilizzavano i cognomi dei quattro nonni (ad esempio: il “conquistador” Hernando Cortés Monroy Pizarro Altamirano era figlio di Martin Cortés Monroy e Catalina Pizarro Altamirano). Tuttavia l’aggiunta del cognome materno al cognome paterno non mutava l’ereditarietà patrilineare del cognome di generazione in generazione, facciamo un esempio per facilitare la comprensione:
- Procopio Rossi sposa Ermengarda Verdi, il loro figlio è Eleuterio Rossi Verdi
- Eleuterio sposa Filomena Bianchi, il loro figlio è Astianatte Rossi Bianchi
- Astianatte sposa Armida Neri, il loro figlio è Epaminonda Rossi Neri
Negli attuali tempi di femminismo imperante, un noto politico ha proposto di sostituire il sistema patrilineare con un sistema matrilineare: in realtà ciò conserverebbe il concetto di identità familiare, pur con modalità diverse. Dopo tre o quattro generazioni di confusione, si stabilirebbe un’identità familiare matrilineare.
La possibilità di scelta fra il cognome paterno e quello materno invece tende a distruggere l’identità familiare: già alla seconda o terza generazione i cugini, non avendo un cognome comune, non avrebbero alcun modo di identificazione. Probabilmente è proprio questo che si vuole ottenere, ma non ritengo sia un bene.
