Arte pubbica a Milano: maternità

La polemica nata a Milano sulla collocazione della statua della maternità, opera della scultrice Vera Tiberto Omodeo Salé recentemente scomparsa, dimostra a che punto di decadenza sia arrivata la nostra civiltà.

“Dal latte materno veniamo” è il titolo della statua in bronzo realizzata da Vera Omodeo, e rifiutata dalla commissione che si occupa di arte pubblica, perché lesiva della sensibilità universale.

La commissione ha deciso di respingere l’idea – avanzata dagli eredi di Omodeo a seguito della donazione alla città – di installare la scultura “incriminata” in piazza Eleonora Duse, in quanto portatrice di “valori non condivisi”. Nello specifico, la motivazione del rifiuto risiederebbe nel fatto che l’opera affronta “il tema della maternità con sfumature squisitamente religiose”.

Riportiamo qui sotto il testo di un articolo pubblicato sull’argomento dal quotidiano AVVENIRE che riteniamo valga la pena di leggere.

Fra l’altro, qualcuno ha anche detto che la statua non rappresenta una donna emancipata e pertanto non può essere esposta.

Tuttavia la statua della donna che allatta ci dice che l’umanità può ancora sperare in un futuro: ho il massimo rispetto per l’emancipazione della donna, tuttavia quando tutte le donne saranno “emancipate” il destino dell’umanità sarà l’estinzione.

Già ora in molti paesi, fra cui l’Italia, il tasso di natalità è minore del tasso di sostituzione.

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https://www.avvenire.it/attualita/pagine/statua-maternita-milano-sala-mangiagalli

La donna che allatta un neonato a seno nudo (e come sennò?) è stata “invitata” in Senato dal presidente Ignazio La Russa e alla Regione Lombardia dall’assessora alla Cultura Francesca Caruso: una sorta di risarcimento morale dopo che una Commissione del Comune di Milano e della Soprintendenza delle Belle Arti l’aveva giudicata non opportuna o comunque portatrice di valori “rispettabili ma non universalmente condivisibili” e aveva suggerito alla famiglia Omodeo di donare la statua «a un istituto privato, ad esempio un ospedale o un istituto religioso, all’interno del quale sia maggiormente valorizzato il tema della maternità, qui espresso con delle sfumature squisitamente religiose».

Come può una donna che allatta essere giudicata “non universalmente condivisibile” o avere “sfumature religiose”, non si capisce. Non solo alla luce della sconfinata iconografie di Madonne del latte nella storia dell’arte, ma anche delle più recenti e sacrosante campagne di decine di Comuni perché nei locali pubblici siano benvenute la neomamme. Di più: persino alla Camera oggi alle deputate è possibile allattare durante le sedute, grazie a una modifica del regolamento entrata in vigore nel novembre 2022.

Chissà se sono state anche queste considerazioni oppure le polemiche sollevate dal verdetto dell’ente che valuta le “proposte di collocazione di manufatti artistici negli spazi pubblici” a convincere il sindaco di Milano a intervenire. Beppe Sala ha affidato la sua proposta a un post domenicale su X: l’opera d’arte dal titolo “Dal latte materno veniamo” regalata dalla famiglia di Vera Omodeo potrebbe essere collocata nei pressi della Clinica Mangiagalli, luogo simbolo delle nascite a Milano. La proposta originaria, venuta agli Omodeo, era di poterla esporre in una piazza, in particolare in quella dedicata a un’altra donna, Eleonora Duse.

«Stavo ripensando alle polemiche che sono scaturite intorno alla statua realizzata dalla scomparsa artista Vera Omodeo (…) Mentre, appunto, ci pensavo mi ha scritto Enrico Mentana, milanese vero, proponendomi di collocarla alla Mangiagalli, dove lui è nato, come tanti altri milanesi. Mi sembra un bella idea, magari collocandola nei giardini che circondano l’ospedale. Sarebbe un gesto oltremodo simbolico, proprio in questo momento storico in cui la denatalità è uno dei problemi principali del nostro Paese – conclude -. È sarebbe anche un omaggio ai sacrifici, non riconosciuti a dovere, che milioni di donne affrontano ogni giorno per crescerci. E questo sì che è un valore universale. Chiederò quindi alla Commissione di esaminare la mia proposta”.

Si spera che la proposta del sindaco sia ascoltata, anche se la statua di una donna che allatta dovrebbe essere benvenuta dovunque, non solo nei pressi di una clinica ostetrica, se non altro come incoraggiamento a non nascondersi e a considerare l’allattamento una funzione fisiologica preziosissima.

Che il “no” della Commissione sia stato motivato dal seno nudo, non è nemmeno pensabile, visto che è noto che in Italia le statue femminili siano pochissime e quasi tutte svestite. Non sarà proprio la maternità in sé a dare fastidio? «Al di là dell’episodio in sé, quel che preoccupa è il suo significato simbolico: la volontà di rimuovere la maternità quale funzione di un corpo sessuato di donna e lo spirito materno di cura nei confronti della figlia o del figlio», aveva scritto su Facebook a caldo la senatrice Pd Valeria Valente, mentre la collega deputata Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra) ricorda le numerosissime raffigurazioni della Virgo Lactans «in moltissime chiese del territorio ambrosiano». Insomma, quel “no” «suona come un “fuori la maternità” dagli spazi pubblici della città». Uscita dalla porta, la donna che allatta potrebbe rientrare dalla finestra e ritrovarsi vicinissima alle sue simili: le puerpere della Mangiagalli».

Anche la figlia dell’artista, Serena Omodeo, aveva definito quelle della Commissione come «motivazioni surreali. Non ci interessa rinchiudere la statua, in città ci sono solo due statue dedicate a donne e questa è anche stata realizzata da un’artista donna. Inoltre una donna parzialmente nuda non mi sembra affatto un soggetto religioso. Grazie al sindaco e all’assessore se riusciranno a trovare una collocazione all’opera».

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https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/politica-e-pubblica-amministrazione/2024/04/vera-omodeo-scultura-donna-che-allatta-milano-polemica/

(64) Perchè gli elettori del centro-destra non comprendono che la statua della donna che allatta proposta per Milano rappresenta un osceno simbolo del patriarcato fascista, lontano anni luce dalla donna emancipata, esemplificata da Elly Schlein? – Quora

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