L a pagina del fascismo è già stata chiusa e archiviata

L a pagina del fascismo è già stata chiusa e archiviata da tempo. Il problema è che molti non l’hanno letta, o non l’hanno proprio aperta. Quando si parla di fascismo, dovremmo distinguere tra varie fasi. Quella in cui i fascisti sono una piccola minoranza, che si fa largo a colpi di manganello, ma anche di fucili, mitragliatrici, financo cannoni, sino a conquistare il potere grazie alle connivenze dell’esercito e alla pavidità della vecchia classe dirigente. Quella in cui i fascisti sono una fazione armata che prende possesso dello Stato eliminando politicamente e talora fisicamente gli oppositori. Quella in cui l’establishment italiano riconosce nel fascismo un fattore d’ordine e gli si affida, con le eccezioni che confermano la regola, e con un seguito popolare ampio ma difficile da misurare, com’è sempre difficile misurare il consenso a una dittatura quando il dissenso non è tollerato. Il vertice, com’è noto, fu il discorso del Duce nella primavera 1936: «Il maresciallo Badoglio telegrafa: oggi, 5 maggio, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba…». Poi cominciò la stagione degli spartiacque. L’alleanza con Hitler, invano osteggiata da molti, da Margherita Sarfatti a Gabriele D’Annunzio. Le leggi razziali. L’ingresso in guerra. La disfatta. Il 25 luglio. L’8 settembre. La guerra civile. A ogni passaggio, il fascismo non muore del tutto; perde pezzi, incattivisce, si radicalizza, e commette nuovi crimini. Dopo il 25 aprile comincia un’altra storia. «Non rinnegare, non restaurare» sintetizza Almirante. Ma molti fascisti non ci stanno, alcuni si scontrano nelle piazze con l’altra fazione in una mimesi grottesca ma sanguinosa della guerra civile, altri mettono le bombe nelle banche e sui treni. Oggi il fascismo è finito da tempo come fenomeno storico, e non tornerà; eppure ci sono ancora molti fascisti, e moltissimi che non hanno del fascismo un’opinione negativa.

Aldo Cazzullo

Corriere della Sera 11/02/24

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