Riflessione (da Quora)

https://it.quora.com/Quale-riflessione-della-vita-quotidiana-fa-riflettere-le-persone

Letto su Quora, profilo di Marco dal Pozzo

I miei genitori sono stati sposati per 55 anni. Una mattina, mia madre stava scendendo per preparare la colazione a papà, ebbe un infarto e cadde. Mio padre la prese in braccio come meglio poteva e quasi la trascinò nel furgone. A tutta velocità, senza rispettare i semafori, la portò in ospedale.
Quando arrivò, purtroppo, lei non era più con noi.
Durante il funerale, mio padre non parlò; il suo sguardo era perso. Piangeva a stento.
Quella sera i suoi figli lo raggiunsero. In un’atmosfera di dolore e nostalgia, ricordammo aneddoti bellissimi e lui chiese a mio fratello, un teologo, di dirgli dove sarebbe stata la mamma in quel momento. Mio fratello cominciò a parlare della vita dopo la morte e a fare ipotesi su come e dove sarebbe stata.
Mio padre ascoltava attentamente. All’improvviso ci chiese di accompagnarlo al cimitero.
Papà!”, rispondemmo, “sono le 11 di sera, non possiamo andare al cimitero adesso!”.
Lui alzò la voce e con uno sguardo vitreo disse:
“Non discutete con me, per favore non discutete con l’uomo che ha appena perso la moglie da 55 anni”.
Ci fu un momento di rispettoso silenzio, non discutemmo più. Siamo andati al cimitero, abbiamo chiesto il permesso al guardiano notturno. Con una torcia elettrica raggiungemmo la tomba. Mio padre la accarezzò, pregò e raccontò tutto ai suoi figli, che guardavano commossi la scena:
“Erano 55 anni… sai? Nessuno può parlare di vero amore se non ha idea di cosa significhi condividere la vita con una donna”.
Fece una pausa e si asciugò il viso. “Io e lei eravamo insieme in quella crisi. Ho cambiato lavoro…” continuò. “Abbiamo fatto i bagagli quando abbiamo venduto la casa e ci siamo trasferiti fuori città. Abbiamo condiviso la gioia di vedere i nostri figli finire la loro carriera, abbiamo pianto la partenza di persone care fianco a fianco, abbiamo pregato insieme nella sala d’attesa di alcuni ospedali, ci sosteniamo a vicenda nel dolore, ci abbracciamo a Natale e perdoniamo i nostri errori…
Bambini, ora non c’è più e io sono felice, sapete perché?
Perché se n’è andata prima di me. Non ha dovuto passare l’agonia e il dolore di seppellirmi, di essere lasciata sola dopo la mia partenza. Sarò io a passarlo, e ringrazio Dio. La amo così tanto che non avrei voluto che soffrisse…”.
Quando mio padre finì di parlare, a me e ai miei fratelli scesero le lacrime sul viso. Lo abbracciammo e lui ci confortò: “Va tutto bene, possiamo andare a casa, è stata una bella giornata”.
Quella sera ho capito cos’è il vero amore; è lontano dal romanticismo, non ha molto a che fare con l’erotismo o con il sesso, piuttosto è legato al lavoro, al complemento, alla cura e, soprattutto, al vero amore che due persone veramente impegnate professano”.
Pace nei vostri cuori.

 

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