Nobiltà

Il concetto di  nobiltà si trova consacrato in un decreto di un grande Re: Carlo III di Borbone, che pur essendo un sovrano assoluto ebbe nella nobiltà un concetto moderno. Il  Reale Decreto 25 gennaio 1756 stabiliva nei Reali Domini la nobiltà in tre classi:

1 ) – Nobiltà Generosa: “allorquando una Famiglia nella continua serie dei secoli è giunta a possedere qualche feudo nobile, o che per le legittime prove consti ritrovarsi la medesima ammessa tra le famiglie nobili di una Città Regia nella quale sia una vera separazione dalle civili, e molto più dalle popolari. O pure, sempre che abbia l’origine da qualche ascendente il quale, per la gloriosa carriera delle armi, della Toga, della Chiesa e della Corte, avesse ottenuto qualche distinto e superiore impegno , o dignità, e che i suoi discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si fossero mantenuti nobilmente, facendo onorati parentadi, senza mai discendere ad uffici civili e popolari, né ad arti meccaniche ed ignobili”.

2 ) – Nobiltà di privilegio: “ la godono tutti coloro i quali, per li loro meriti e servizi personali prestati alla Corona ed allo Stato, giungono ad essere promossi dalla munificenza dei principi a gradi maggiori ed onorifici della Milizia, della Toga e della Corte, dovendo in questa classe di nobili per Privilegio esser considerati e compresi tutti gli Ufficiali militari maggiori e minori, e quelli li quali, anche nelle altre classi di Stato Maggiore dell’Esercito, come nella carriera Ecclesiastica e delle Lettere, o altre classi di regal servigio o governo di Stato, giungono ad ottenere decorosi impieghi, li quali imprimono carattere, o che siano di equivalente sfera, colla distinzione ed ordine che richiede per la sua qualità, il differente maggiore o minore rango di ciascuno.

3 ) – Nobiltà Legale ossia Civile: “nel quale rango si reputano tutti quelli che facciano costare avere, così quelli, come il loro padre ed avo, vissuto sempre civilmente, con decoro e comodità, e che, senza esercitare cariche né impieghi bassi e popolari, sono stati stimati, gli uni e gli altri, nella idea del pubblico, per uomini onorati e dabbene”.

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